Les Amantes – René Magritte
 
Il dipinto rappresenta due innamorati, scambiarsi un bacio sotto a due panni  bianchi che avvolgono le loro teste; questa immagine richiama due motivazioni. La prima è quella dell’ossessione per il suicidio della madre [ritrovata annegata nel fiume con la testa avvolta nella camicia da notte], avvenuto pochi anni prima la realizzazione del dipinto. La seconda è la classica che darebbe il caro rené: l’ossessione per le cose di uso comune che ne coprono altre e ci uccidono psicologicamente, in quanto vorremmo assolutamente scoprire, dapprima il significato dell’oggetto in questione nel contesto nuovo e inusuale, e poi che cosa nasconde quell’oggetto, che cosa ci proibisce di vedere.
In questo caso i panni coprono il volto dei due amanti che li soffoca, non permette loro di comunicare e donarsi un amore muto, un amore senza dolore o felicità, un amore vuoto e quindi l’unica cosa che rimane loro e lo scambio di un muto affetto.
 
 
[vedere anche ettore e andromaca di de chirico, che rappresenta queste due figure che tentano un abbraccio impossibile, un abbraccio sofferto per l’impossibilità e il vuoto che lo caratterizza]
Annunci

say goodnight

25 settembre 2008

e ripensi a quella giornata passata su uno specchio d’acqua, a quando i problemi erano futili e ogni sorriso era una frase senza fine.
ripensi al dolore delle gambe nel rincorrere orologi che non si fermavano mai, al male che fa lo sguardo dell’incomprensione.
ripensi all’emozione del calore di un abbraccio perso nel vento freddo.
ripensi alla fortuna della sfortuna.
ripensi.
ripensandoci, pensa che è vissuto.
ripensandoci, pensa che è fatto e ora si può fare sempre più.
ripensandoci, pensa che non è possibile smettere di correre, anche quando si è stanchi.
ripensandoci vivi. respira. assapora. piangi. distruggi. esisti.
Vivi come se fosse già il domani, pensa come se esistesse solo oggi. Il passato è solo l’impalcatura dove abili ci arrampichiamo e costruiamo il nostro dunque.
 
Sembra ieri…sembra ieri.
e invece no. Soppesa le parole, come chili di anfetamine.
e nonostante tutto ritrovarsi a scoprire quel mondo dietro gli occhi lucidi, mondo di cui io conosco solo l’immensità e l’imprevedibilità.
quelle perle che non spiegano mai tutto.
tutto ciò che vorresti sapere, eppure ti sfugge.
ripenserai, e sarà allora che forse non ci sarà più da pensare.

.

20 settembre 2008

l’unica cosa che mi uscirebbe bene oggi è crepare
 
perchè non riesco a fare nient’altro.

rompi le barriere

19 settembre 2008

…oggi sul diagramma del cuore è schermo piatto in nebulose stagnanti. Forse è così che resterà…
Vuoto e spento, futile e superfluo. Quando va così è inutile pure cercare risposte negli altri, perchè non ti faranno neanche domande.
E’ inutile chiedersi anche perchè accade, perchè nulla cade per un qualcosa di casuale. Neanche Natale cade casualmente, eppure è sempre nel momento sbagliato, piega animi e li fa inginocchiare mostrando la loro parte più vulnerabile; come lo so bene.
Quando poi non è natale diventa tutto un po’ più complicato e abitudinale, fino a quando non ti accorgi che ancora nevica, che ancora esce il fumo dalla bocca e ancora hai bisogno di quel calore che le cose non ti danno.
Quant’è bello farsi catturare dalla routine che tanto ci impegnamo di odiare con scarsi risultati? Senza quella siamo merde a cielo aperto, senza quella ci annoiamo e non ci sentiamo noi stessi, come se la routine stessa fosse il nostro noi più profondo. Lasciami provare le brezza di non avere tempo per me stessa, lasciami sentire quelle catene alle braccia che ti costringono a pensare di essere fatta di plastica e ferro e di dipendere dalla monotonia di tutti i giorni come dalle anfetamine. E lasciarsi trasportare da questo fuime impetuoso, che distrugge tutte le emozioni che ti eri costruito vicino al suo letto: ci sei cascato dentro e non ci esci più, e nonostante io sia qui vicina non tendo il braccio perchè non ne ho voglia, è così dolce guardare gli animi soccombere nel grigiore di tutti i giorni e non accorgersene nemmeno, di morire prima di me.
ahah
 
magra consolazione di chi non corre, ma imperterrito aspetta che dietro a sè arrivi quel qualcosa che lo accompagni lungo questa strada così lunga e insicura.
Need to take your holiday.

senza parole

17 settembre 2008

vorrei solo vivere…poter respirare senza chiedere pemessi, vorrei sorridere senza sentire male alle costole, vorrei sentirmi serena senza paure, vorrei una vita semplice fatta di cose da raccontare, vorrei essere me stessa dovunque io sia, vorrei poter avere una casa, vorrei dormire ogni notte senza l’angoscia del domani, vorrei smettere di augurare morte, vorrei non conoscere il dolore dell’anima, vorrei chiudere gli occhi e non riaprirli per scoprire un mondo dove forse c’è un piccolo spiazio anche per me…
 
Ti prego, dimmi che ci sei. Ho bisogno di te perchè so che senza non ce la posso fare.
Ho bisogno delle mie amicizie, delle persone per cui davvero conto, che mi stiano vicine come tento di stare io vicina a loro.
Non ho più bisogno delle persone che mi fan del male…e che magari sono costretta a vedere tutti i giorni…perchè queste persone si sono rivelate sempre inutili, dal giorno dopo la mia nascita. E’ grazie a voi se ora provo questo, è grazie a voi se ora vorrei solo andarmene, è grazie a voi che io sto male, è grazie a voi che io mi reputo una merda inutile. Spero siate contenti, perchè questo non è voler bene, questo è sfasciare una persona nel suo interno, fino a farle desiderare morte certa e rapida, perchè non può esserci niente di peggiore della mancanza di affetto e di benevolenza. Non c’è verso…vi odio, dal profondo del mio cuore e questo mi fa solo stare peggio, perchè non avrei mai creduto e voluto che queste parole sarebbero uscite dalla mia bocca. Vi odio, ma è solo colpa vostra.

.

9 settembre 2008

Quante volte ti ritrovi a dire "non fa niente"?
 
E quante in realtà sei morto dentro?

stomaco opaco

8 settembre 2008

E pensare che ci sono cose che non ho mai visto.
Dove viviamo? La voglia che sale dentro le tue gambe e ti possiede, ti tiene sveglio e ti fa pensare di non pensare. Vorresti decidere di non prendere più decisioni, eppure ti ricordi di quel patto, eppure ti ricordi che la vita è una passeggiata su strade senza indicazioni.
E nessuno sa realmente dove arriva, neanche chi ha già tagliato il traguardo.
Il vento accarezza l’ossigeno che si prepara ad entrare nei miei polmoni e neanche lui vorrebbe pensare, ma siete li entrambi a discutere animatamente.
La notte è così: è quasi inutile dormire. Non è fatta per dormire.
Senti che ti chiama, quel suono lontano di luce debole che magari è proprio li che ti guarda; stimola i tuoi sensi a non spegnerti. M’illumino d’immenso: non è l’alba. Ma cos’è che possiamo fare?
Tu credi di conoscere il tuo nome, ma nessuno è interessato a questa scoperta.
Non urlare contro muri perchè il suono ti rimbalza addosso, anche quando vorresti farlo solo per gioco. Ti ritrovi seduto di fronte alla porta del tuo orgoglio e leggi "chiuso per ferie", mentre quella degli altri trasuda di musiche e profumi: una festa? E in fondo, ti chiedi ancora dove hai dimenticato l’invito, se mai l’avessi ricevuto.
Limiti degli uomini, la memoria labile come foglie in autunno quando si parla di poltrone scomode. Potere dell’uomo, quello di Credere di possedere ogni dove senza percepire minimamente la sequenza delle cose.
Basta parlare di amore, quello fatto di plastica e caramelle. Basta parlare di odio, quello costruito su misura. Parla di te stesso, che conosci forse meno delle altre due componenti della nostra terra, antagoniste per antonomasia.
E quando ti sentirai così vuoto perchè le parole che facevano da incudine nei tuoi polmoni si sono esaurite, lasciati andare a ciò che rimane: il quieto vivere delle cose essenziali e pure.
Non contare su ciò che sai, perchè in realtà non conosci che la minima parte di ciò che sarebbe. Nulla è, ma diventa. Forse c’è. O meglio, c’era e noi lo costruiamo [distruggiamo] nel nostro oggi.
Interminabili afflussi di parole si scontrano sul tuo petto, che le fagocita inquinando la tua pelle come nichel cosparso. Perchè serve farsi del male per capire che è doloroso?
Citerei mille parole di mille persone…perchè non sono capace di esprimermi senza quelle precise parole; potrei spiegare in 10 secondi la mia vita.
Non si tratta più di cedere parti del mio corpo a diverse persone, si tratta di cedere pezzi della mia vita, quelli che rimangono più indelebili di un tatuaggio. Si parla di noi.
Si parla di me, di te e tutto quel che c’è. Si parla di quell’insieme che si incastra nella mia vita.
Si parla di mille cose senza senso.
Si da aria alle gengive. I denti brillano quando vengono messi in mostra e tutto sembra più perfetto. Perfetto è meglio.
kalos kai agatos. Ridicolo.
 
 
Scusa se ascoltando quel cd ricordo di quella giornata passata sul lago. E ora mi accorgo che in borsa hai lasciato i tuoi occhiali, quelli che ti nascondono gli occhi dal mio sguardo, nelle giornate di sole.

drying out me.

3 settembre 2008

Spegni
questo
rumore
assordante
dentro
di
te
per
non
sentirne
più
neanche
fuori.
 
Chiudi gli occhi e sospira. Per l’ultima volta.
 

Chiara ha deciso che settimana prossima farà il suo cambiamento più grande. E’ stufa di ascoltare mille e mille voci diverse. Chiara ha deciso che farà finalmente l’atteso septum. E vaffanculo a tutti.

primo settembre

1 settembre 2008

Sapere che tutti noi siamo destinati a marcire sotto un cumolo di idee è rasserenante. E’ bello pensare di dover affrontare la realtà che non si vuole con i sogni che si accantonano e si decompongono…fingere che tutto vada bene e appena un secondo dopo girarsi e sentir fiorire lacrime dal deserto degli occhi. Abbandonarsi al gelo dell’ignoto vivere nella speranza di trovare un segno che cambi la realtà, sperando in un giorno in cui qualcosa ci verrà in contro a ricambiare i sacrifici fatti a scapito del nostro volere più profondo, quello che è sepolto nel dimenticatoio degli uomini, quello che non sopravvive di fronte all’egoismo e quello che non trova scuse di fronte all’apatia armoniosa dei nostri sentimenti.
La gola si prosciuga e le parole cadono come incudini pesanti. Non ha senso continuare. Non c’è il senso in nessuna nostra azione e la realtà schiaccia le nostre dita immobili, la voglia di non volare aumenta fino a quando non celebreremo un funerale per i nostre desideri e vivremo come se non esiste null’altro che noi, senza niente da capire perchè capire non ha senso.
E’ bello sentirsi immortali di fronte al vuoto che ci assale e che ci uccide dal profondo del nostro essere: siamo solo sciocchi manichini che si muovono per andare incontro a ciò che non c’è ma che esiste semplicemente per distruggere ogni nostra piccola irrazionalità.
 
Tutto finisce, perchè tutto ha un inizio.
Tutto finirà, nel peggiore dei modi.