go straight on

30 novembre 2008

tu di sempre di sì
 
tanto prima o poi dirai di sì alla cosa giusta.
 
non serve più andare a cercare la radice del sapere, se tanto non sai neanche di sapere.

ah, corri che rilassa

25 novembre 2008

angoscia
che ti prende la gola
e non ti fa scappare.
ti insegue
ti osserva
ti scruta
si prende gioco di te.
si diverte.
Ridi, ti ha preso.
Ti ha catturato.
divertita e insospettita
gioco con l’angoscia
e faccio castelli di sabbia
in riva al mondo
mi lascio trasportare
da questa lenta
armonia
chiamata pazzia.
lentamente mi concentro
e solo ora scopro che
nel reparto psichiatria
il mio cervello
è sotto onde elettrolitiche.
non funziona
quando c’è l’angoscia che ti salva
l’angoscia che ti instupidisce e ti porta via
trascina la mente
senza il corpo
ti sembra di viaggare
e invece non ti sei ancora girato.
chiudi quella porta
lasciaci soli
prova l’emozione di un pugno allo stomaco
e il sorriso sempre chiaro.
ridi, l’angoscia ti ha portata via.
ridi, la tua ombra ti perseguita.
ridi, la mamma è morta.

romantisme

25 novembre 2008

stasera brilli più del solito
o dolce meta [metà] che non arrivi mai.
non ti smuovi e non ci pensi
che forse c’è qualcuno
che è li che aspetta in coda
e pensa che sia solo questione di self service.
quanta voglia di immergermi
nel lago di persone
e nel profumo di diverso.
non c’è un muoversi senza senso
c’è un guardare sempre con l’aria di chi
venera pietre.
perchè mi manchi così tanto?
perchè non posso vivere senza citarti nelle mie giornate
alle mie cose
e ai miei perchè?
tu es ma raison d’etre.

la soirée

23 novembre 2008

la vita è inaspettatamente inaspettata.
e sempre più ti devi fare forza e navigare in mari
dove vedi le tue speranze
andare a fondo
perchè contro il mondo.
in cosa credi?
che cosa sai?
da dove vieni?
forse sono cose che non sai
e che forse è meglio chiedersi
per non avere l’imbarazzo di esser muti
durante una risposta.
 
gli sforzi sono immensi,
reggo bene i colpi
pianto i piedi a terra
e incasso sempre e comunque
in ogni circostanza
perchè questa vita è mia
e il risultato del mio match
dipende da me.

you’d better lie low

20 novembre 2008

esco e sorrido
il grigiore del cielo e il colore delle foglie
mi fa sorridere.
che male fa però
sorridere.
sento un dolore che sale lungo il collo e arriva alle guance.
inizio a correre perchè forse
è arrivato il momento
di scappare
di dimenticare chi sono e di iniziare una vita nuova
una vita più pura, fatta di cose che valgono la pena di essere vissute.
una vita nuova che ha un senso in ogni sua piccola parte.
vivere in modo precario non è cosa mia
e lo sento troppo stretto.
mi fascia il tronco e non mi fa respirare.
non importa se sono sola
a correre
però lo faccio perchè voglio scappare
da chi con me non centra nulla
e da chi forse si sta prendendo troppo di me.
lo sento che mi chiama,
è il mio futuro, che sembra un tripudio di colori.
le nuvole che si diradano lasciano lo spazio
a un paesaggio immenso, dove rincorrere l’orizzonte
sarà il mio divertimento e il mio obiettivo
da sola.
le cose senza senso le lascio rallentare dietro di me
stanche di rincorrermi.
forse vado troppo in fretta, ma questo obiettivo è così bello
che non vedo l’ora di catturarlo
e sentirlo solo mio.
quanto fa male sorridere;
mi tira i muscoli del collo
e quelli delle guance.

non c’ è risposta

19 novembre 2008

è mentre cammini in mezzo al rosso
e ascolti una canzone nuova
che capisci quanto è bello vivere
solo per ciò che ai sensi viene proposto.
non voglio più avere a che fare
con quel passato ameno
con quel pensiero osceno
e quello sguardo deprimente.
non ho più voglia di ascoltare
i detti popolari
e i canti famigliari.
 
quanto poco mi interessa
di sistemare l’orbe terrarum
quando il mio piccolo pianeta
è incolto
e non vede il sole da ormai troppo tempo
 
non serve morire negli altri
o forse solo per gli altri
quando dentro di sè
si percepisce solo
un doloroso senso di alienazione
da tutto ciò che è compiuto.
 
quanto non mi sento addosso
i palazzi che sovrastano la mia testa
e quanto non funziona
ogni relazione che tento di fondare
come colombo sulle rive americane
non funziona perchè intaccata
dai miei nuovi modi
che distruggono la convivenza pacifica.
 
essere diversi a volte peut detruire
la diversità ti ammazza
cerco una fotocopia
che parli e mangi
che semplicemente viva
e mi dica di me
mi parli di me
senza chiamare per nome
i sentimenti che percorrono ogni giorno
il volto inerte di un pezzo di carta
che non c’è.

c’era una volta…

17 novembre 2008

Guardi l’orologio: 22.32
Chiudi gli occhi, sospiri; li riapri e mi guardi. Possono essere passati solo tre minuti e non di più.
Riguardi l’orologio: 23.47
 
Ma che succede? Il tempo si fa beffa di noi.
Rimane comunque la descrizione di un attimo.

salta sulle mani

16 novembre 2008

mancata ispirazione, per un tempo di preparazione al suffragio universale dell’animo. Motivo delle elezioni: nuovo andar pensando.
 
Serve una rivoluzione perchè non si può più andare avanti con il riformismo. Non è operante.
 
Guido senza sapere dove vado.
 
E senza sapere come.
Ma sono sicura di trovare posti migliori di questi.
 
Trionfo della casualità sul pensiero costruttivo e progettato. L’agenda è una bomba a orologeria.
 
Il tempo non da tempo. Senza tregua, ma tutto sommato si procede navigando in oceani mai salpati, o forse già passati ma totalmente rimossi dalla mente.
 
Stoni una canzone stupida e senza senso, che forse all’orecchio dei più ingenui sembra la musica che una volta Dante udì entrato nel paradiso.
 
 
 
Ma adesso? Dov’è che si va? Io avrei una risposta…e ne ho bisogno, tanto bisogno (:
situazione rara ma possibile. Due persone, un adulto e un adolescente osservano due fidanzati.
adulto:<< Ma guarda questi, non è possibile.>>
adolescente:<< Ma chi è stato?>>
adulto:<< Lui, per forza…era lei che stava piangendo, ma ti dico io come va a finire.>>
adolescente:<< Non dire così. Comunque, meno male che io non ho più di questi problemi…>>
 
"e lo dice con il vuoto che le pervade mentre guida, con la bocca asciutta di chi forse ha smesso di mangiare. O di chi ha mangiato troppo. Lentamente pensa che forse vorrebbe avere mille e mille altri problemi, ma quelli proprio no. Si convince che in fondo l’anestesia totale è la risposta ai suoi perchè e canta senza fine durante quel tragitto che la separa da casa. Sente che la voce le arriva dai piedi, perchè in mezzo, tra bocca e terra, ha abilmente mutilato tutto: inutili parti del corpo che disturbavano i pensieri. Nella speranza della felicità totale dell’amputatore, nella speranza che un giorno il sollevamento pesi finirà e ogni parola sarà detta con libertà d’animo, senza il fiatone. Non c’è segno sulla sua pelle, perchè non è parte di lei; non esiste corpo suo, perchè oramai opta per la salvaguardia della vista, in periodo di nebbia. Cercando allora di ritrovare il perduto, vuole trovare se stessa nelle sue parole che anticipano la morte del torace. La voce altrui non la turba, ma al contempo non si spiega perchè tanta ignoranza e tanta povertà che queste parole danno, quanto vuoto c’è nell’alito di chi la circonda. Ma non sa, che la più vuota è lei…o forse inesistente. Perenne ricerca del sublime, per ritrovare la risposta della sua ricerca, o forse per ritrovare la vera essenza del ricercare senza sosta una verità che non mente. O forse mente, come le altre trovate ma poi perse per mancanza di prove. O di voglia."
 
 
 
Fully alive, more than most
ready to smile and love life.
Fully alive and she knows
How to believe in futures.
oggi non ho voglia di metterci del mio.
 
"e fuori è un giorno fragile, ma tutto qui cade incantevole come quando resti con me". Mi sto accorgendo che è vero.
 
"paura del diverso. paura del possibile. paura che il diverso possa essere anche possibile". forse a volte servono chili di umiltà per ammettere questa fanstamagorica verità.
 
"svegliami, prima dell’alba. portami dove la luce non c’è. cosicchè il sole non illumini più tutte le paure, tutto questo dolore". scappa via da tutto questo odio riappacificatore.
 
 è bello sentirsi ricopiati, soprattutto se si ha una bella cera. mangio litri d’aria, bevo chili di anfetamine e il sorriso abbonda.
 
"nel vuoto per mano a risvegliarci più liberi. Lieve e Inutile." tentando di sfiorare ciò che sei, mi ritrovo a non capire dove sei.
 
forse è ora di rivedere le proprie devozioni e le proprie allucinazioni. forse è ora di abbracciare tutto il mondo che può ospitare quel senso di appartenenza alle mie cose. cercare fotocopie che parlano non è semplice come cercare del male. avere voglia di condividere il noto che c’è nei pensieri che mancano
 
"be […] my missionary in a foreign field". i don’t know who are you, but i have to find myself before to find you. But i know only one thing: i need you because i’m sure that you can be the peace into my soul.
 
"love hurts, but sometimes it’s a good hurt". Don’t speak the unspeakble thoughts: say only the truth; the truth suggest me to delete all the hurts, and rewrite something positive.
 
"I’m afraid: it’s too late…". unfortunately the time passes, for every one live in this world. And you can’t rewind it.