esci fuori di me.

30 dicembre 2008

e se ne va così, in silenzio
tra il rumore della sabbia che scende
e il silenzio di un ricordo.
e se ne va così, convinta
di quel qualcosa che non torna
e che gli bussa alla porta.
succede proprio così,
come quando fuori piove
senza giocare a carte
lei è amata
o crede d’esserlo.
lei ama più d’ogni altra cosa
quel che più vorrebbe accanto a sè.
eppure c’è qualcosa che cambia.
eppure non si ferma mai
il vento che piano ci spinge e ci motiva
a non arrossire davanti alle scelte.
troppe.
e c’è chi si crede maturo
e c’è chi è più grande
e c’è chi usa le parole grosse per schiacciarla
eppure non si accorge
che parla e non fa altro.
eppure non si accorge
che è li seduto dietro lei
e la osserva con stupore
mentre se ne va, così.
convinta e in silenzio.
alza la mano, ma non si gira:
chiede scusa per il tempo sprecato
e poi se ne va.
 
 
Non servono più le parole per spiegarsi che cosa succede, serve solo controbattere la sorte, perchè tutti noi abbiamo una potenza immane dentro le nostre dita. Non serve parlare e discutere per anni e anni e dar cibo al vento, serve solo rimboccare le mani e fare ciò che ci si prefissa, ciò su cui si ragiona per verificare quanto in la possiamo andare, per vedere quanto ancora c’è da vivere, per notare quanto alcuni credono di essere più avanti e invece corrono all’indietro. Sensi di inferiorità che non giovano; manichini di plastica che non rallegrano: tu sei tu e non pensare di dover spiegare agli altri perchè lo sei. Non serve. Perchè non interessa. Se non altro, attiri l’attenzione per pochi minuti, facendoti compatire e invece tu non sai che gli altri sono poco.
Non tutti gli altri, solo alcuni. Solo alcuni.
Senza pietà.
Per me e per ciò che non è me.

dio, è sempre colpa sua.

28 dicembre 2008

 
 
 
 
 
 
Sognare una risposta tutto il giorno
Mi tratterrà dal dolore
Un fuoco selvaggio tutto intorno
Non vedo lo stesso

Palpita nella foresta, vola,
cavalca e sogna ancora
un invito per
non so il giorno

sento il sole, che risplende
cosi sento il sole liquefarsi
sento il tuo sussurro nel tempo
cosi sento il suono che sopravvive

 
 
24 ore, sembrano infinite e in realtà passano così veloci.
24 ore è il tempo che divide un uomo dal suo futuro.
24 ore sono troppe.
 
 
 
 
anche se sono profondamente contraria all’allegro festeggiamento di questa altrettanto allegra festa, auguro un buon natale a chi se la beve, un buon natale a tutte quelle persone che credono che da domani mattina vedono il mondo di un altro colore, un buon natale a chi ha sperato fino ad oggi e cheda domani queste speranze possono essere buttate via. a natale non succede niente di più: a natale forse si cerca di evitare ancora di più ciò che eviteresti tutti i giorni con una certa facilità.
"when you’re born a lover, you’re born to suffer"
 
lasciati considerare amato dal mondo che ti circonda
e commenta solo ciò che hai.
non provare a varcare la soglia dell’ignoto,
dove li non ti conosci
ora e mai.
distruggi nell’acido catene di pensieri
ragionamenti senza reali spiegazioni.
E ora che è natale
costruisci il tuo dio a tua immagine e somiglianza.
e non dire che è venuto per tutti.
Considera solamente ciò che per te è perfetto
e tralascia ciò che da lontano sembra non brillare;
prendi le cose grandi, immense.
cerca di stringerle fino a rimpicciolirle e consumarle
così tanto da gettarle via.
così tanto da gettarle via.
anche se quelle cose avevano preso
forma solo per te.
non grazie a te.
solo per te.
Annoiati con le novità
e non giocare col passato che cammina lentamente
dietro i tuoi occhi
che neanche sentono il bisogno di voltarsi.
Riprendi in mano l’egoismo
che fa da cornice ad un dipinto così banale.
Riprendi in mano te stesso
ora che è natale.
E se credi ancora a qualcuno che ingenuamente diceva: a natale siamo tutti più buoni
forse è ora che anneghi la fantasia
in un mare di cianuro,
forse è ora che ti ricredi
e pensi che le cose non si plasmano al tuo volere.
ti fa sentire importante, soprattutto se le borse che porti in mano sono tante e gonfie.
ti fa capire che lo stipendio che ti sudi a qualcosa serve: rendere felice i tuoi piedini!
ti fa passare un ottimo pomeriggio insieme a persone che contano e che comprano 😀
ti viene voglia di andare a lavorare [soprattutto quando il portafoglio si svuota]
tonifica i muscoli delle braccia e delle gambe per via delle numerose borse e della salutare camminata
ti permette i mangiare un boccone in più visto tutto quello che hai perso nel tonificare i muscoli
ti fa scervellare su cosa mettere a capodanno 😀
 

sparito

19 dicembre 2008

E non ci sei
Non ci credo più
E non ci sei
Non ci sarai mai.
Non ci sei
Non ci credo più.
Non ci sei
Non ci sarai mai.
 
Ascoltando i miei battiti ancora da solo confondo ma resisto,
Continuando a fissarci nel sole a non chiederti niente perchè niente esiste, 
E non chiedermi niente perchè non ci sei, 
E non chiedermi niente perchè non ci sei, 
E non chiedermi niente perchè.
 
Non ci sei
Non ci credo più.
Non ci sei
Non ci sarai mai.
 
 
 
"Oggi ho finalmente rotto tutto.
Ti ho distrutto e sei finito in un cestino. La fine che tutti quanti si sono meritati, e non sei da meno."
Ufficialmente: io non sto bene.
 
 
E se per caso pensi che qualcuno non ti voglia: non è colpa degli altri.
e da domani si respira aria buona e un po’ di libertà
perchè sostanzialmente quello che vi voglio
è solo un grande bene
profondo come il mare
e grande come il cielo.
A tutti quelli che sanno di essere con me.
A tutti quelli che ci sono anche se domani pioverà.
A tutti quelli che probabilmente non lo sanno, ma sono troppo buoni insieme a me.
 

dove sei?

16 dicembre 2008

E anche quest’anno mi ritroverò con il naso al cielo e gli occhi brillanti. Ma quest’anno non chiedetemi di sorridere.
 
Senso di inutilità, che cresce ogni volta che alzo la testa e guardo gli altri. Abbandonata. Tutti quelli che credevi umili ti hanno superata e ora non vedi che un puntino. Tutti hanno saputo come agire, tutti non sanno più come stai, perchè non sono realmente interessati, e farsene una ragione è difficile. Pensare a circostanze fastidiose fa così male che tutto il resto sermba cancellarsi e fingere che tutto non sia mai stato. Io cos’ho fatto? Sono stata colta da una cosa che mi ha distrutta lentamente e mi ha addormentata, facendomi vedere una realtà distorta. Per quasi un anno. Per quanto ancora andrà avanti tutto questo? Vorrei che tutto si spegnesse e improvvisamente…non lo so. Che cosa mi manca? Che cosa non so? Perchè tutti gli altri mi hanno messa da parte per risposte che gelosamente vengono custodite nelle proprie scarpe? Perchè dovrei valere meno di altri e rimanere a terra, in ghinochio, a sperare ancora, ancora, che qualcuno si ricordi di me? Non serve sperare, quando l’importanza di una persona è decretata da un sentimento passeggero. Non è utile pensare di tornare, quando non c’era l’idea neanche di iniziare.
Voglio scappare via. Nella direzione opposta. Non voglio ancora ripensare che ci sono persone in questo mondo che sono capaci di fare così tanto male. E sono stufa di sentirmi inutile per loro.
<<Pensa che non torni. Pensa che forse è meglio che non parli. Pensa che forse tu sei stupido. Pensa che da quando ci sei tu, la sua vita è in funzione di te e adesso sta morendo. Pensa che hai ragione che non c’è nulla da fare. Pensa che non vali nulla. Pensa che troverai ciò che cerchi. Pensa che invece lei non lo troverà più. Si sta chiedendo il senso della sua esitenza. Non lo ha trovato.>>
Perchè questo a me? Quando credevo e invece no, quando pensavo e invece no, quando non serve più pensare. Quando smetti di reagire perchè ogni cosa è contro di te, ogni cosa conferma il sostanziale menefreghismo degli altri nei tuoi confronti. Non c’è dolcezza nel vivere in queste condizioni: è solo una sofferenza nel richiamare ciò che è successo. Tutto questo mi distrugge, decompone, disarma, stanca, deprime, soggioga. Vorrei vivere libera, e non lo sono, non lo so quando lo diventerò. Di cosa ho bisogno? Mi avvalgo della facoltà di non rispondere.
C’è chi aspetta e chi no. C’è chi riflette e chi no. C’è chi non ama, e basta. C’è chi vorrebbe un paradiso terrestre, e chi lo trova. C’è chi è immaturo e chi no. C’è chi non capisce, e basta.
C’è chi trova altro e lascia da parte tutto il suo vissuto, e chi no. O meglio, chi si rifiuta di trovarlo, perchè non ha trovato ancora una logica in tutto quello che è scomparso.
C’è chi crede di avere il potere in mano, e chi invece ne dipende. C’è chi plasma aspettative di un futuro migliore, e chi si diverte a distruggerle, come un bambino che rompe una costruzione di mattoncini.
Questo natale? Saremo ancora tutti qui, a guardarci in faccia e chiederci perchè, perchè dovrebbe essere una festa quando non c’è nulla di festoso. Ancora di più perchè chi lo pensa ha schiacciato il mio umore come un mozzicone di sigaretta. Nella speranza di non ricadere, nella speranza di trovare solo la forza, solo la forza di poter contrastare tutto e tutti, di poter andare avanti senza pensare che qualcosa torni, senza pensare riguardo l’impossibile.
Il natale ha posto davanti agli occhi una nube profumata e luminosa, per traviarci. Questo natale non lo farà, perchè io davanti alla MIA verità metterò davanti un muro, perchè la mia verità fa male. Perchè il natale non porterà indietro gli orologi. Perchè il natale è così stupido che ci fa vedere tutto bello e luccicoso.
E allora permettetemi di non sorridere, perchè non c’è nulla per cui sorridere.
Ciò che vorresti inquina il tempo, ti rende irritabile e vorresti solo riaggangiare la cornetta del telefono in faccia a chi osa chiamarti. Sembra che tutte le cose accadano per cadere addosso a te come sassi enormi, giganti, grandi quasi come una casa; siamo in piena valanga. Ogni cosa che dici e che fai, ogni cosa che non dici e che non fai si rivelerà sbagliata in ogni sua flebile forma. Dove girarsi allora se l’arma migliore è l’indecisione?
Aspetti le aspettative e non arrivano. Perchè? La risposta a questo però ce l’ho e ha un nome, senza cognome: orgoglio, che ti entra nelle vene e ti contagia tutto il corpo. Le aspettative sono cose che vanno aspettate e che arrivano, dunque se noi ci avvicinassimo a queste feriremmo il nostro orgoglio, che tronfio sul suo trono deve scendere e camminare. Se provassimo a sforzarci di ottenere le aspettative sarebbe reato su noi stessi da noi stessi; e allora aspettiamo, aspettiamo, aspettiamo. E nel momento in cui non arrivano ci sentiamo persi: abbiamo fatto male i calcoli.
E qui l’uomo fa cose strane:
1]va in crisi profonda, perchè ha aspettato così tanto e così fortemente questo volere e in realtà ha solo buttato via il suo tempo nello sperare in qualcosa che non c’è e non può costruirsi da sè;
2]finge che tutto sia stata una bella esperienza , perchè comunque ci ha imparato sopra delle belle favolette da raccontare e da capire, da meditare e da ricordare: fa il superficialone, insomma, come se niente lo toccasse e poi appena arriva una bava di vento cade a terra e si frantuma in mille pezzi;
3]inizia ad odiare ciò che più desiderava, inizia a distruggere il pensiero, divorare l’anima del volere e incendiare i ricordi delle aspettative. In fondo che male c’è? Ci si sfoga su ciò che non c’è appunto perchè non c’è:
 
Qual’è il metodo più funzionale? Nessuno dei tre. Sostanzialmente la consapevolezza è utile, ma non deve diventare una copertura dei propri desideri. Essi vanno sempre motivati, e come la loro esistenza deve essere non casuale, anche la loro inesistenza pratica deve e dico DEVE essere motivata. Non può essere che un qualcosa non ci sia, un qualcosa che ardentemente si cerca, senza una enorme motivazione. Potrebbe sembrarci banale, stupido, contradditorio, eppure c’è. Non è utile darsi per vinti, perchè con la motivazione e la ragione si ottiene tutto, tutto ciò che si vuole. Tutto.
Se stai perdendo tutto, è perchè forse questo tutto non ti appartiene e cerchi quelle cose che ti dicono il perchè nei mondi sbagliati, nei corpi sbagliati, nei momenti sbagliati. E anche se per caso dovessi immaginare quale sia la strada giusta, non importa se ricadi, perchè l’importante è sapere perchè si cade e dove è meglio andare senza farsi troppo male.
La vita non è fatta a misura di una sedia. La vita non ci sussurra nelle orecchie i consigli per tagliare il traguardo in modo scorretto, ma se è per questo non ci sussurra neanche il traguardo. Appunto perchè non è scontato. Appunto perchè non siamo fenomeni da baraccone con un cervello senza cervello.
Lui- Hai visto quel paesino? Che strano: ha le case molto piccole ed è illuminato malissimo.
Lei- Quello è il cimitero.
Lui- E qui? In che via siamo?
Lei- Via Santa Lucia.
Lui- Santa Lucia?
Lei- La protettrice dei non vedenti.
Lui- Quindi è un vicolo cieco?
Lei- Lo è stato, ma ora non lo è più.
Lui- Miracolo.
Lei- Hai sentito?
Lui- Cosa?
Lei- La tua dirimpettaia non sta affatto bene; sta tutto il giorno in casa a guardare i cartoni.
Lui- E cosa c’è di male a guardare i cartoni in tv?
Lei- No, lei guarda i cartoni del latte. E lo fa da mesi.
Lui- E come è possibile?
Lei- Sarà latte a lunga conservazione.
Lui- Starai scherzando spero?
Lei- AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHHAHHA stavo scherzando. Lei non comprerebbe mai il latte: è allergica.
Lui- Cribbio che scherzo! Me l’ha fatta alla grande! Hai visto quell’albero? Tutto rovinato…Di che specie sarà?
Lei- Ah, sarà l’acero.
Lui- Lacero è lacero sicuro: è tutto rovinato. Ma dico, di che specie sarà?
Lei- Da bambina sognavo sempre di costruirmi una casa proprio su quell’albero; ho ancora il progetto, chissà se realizzabile…
Lui- Bisognerebbe vedere la pianta.
Lei- La pianta è quella! Casomai vorresti vedere il progetto…ma resterà sempre un sogno. Tu sogni?
Lui- Sì. Tutte le notti sogno di essere su una spiaggia con una donna bellissima e tutta nuda viene da me, mi prende per mano e mi porta al mare; cosa vorrà dire?
Lei- Ti prende per mano dolcemente, non ti tira…
Lui- No no, mi tira mi tira. Anzi, menomale che l’acqua è fredda. Forse sogno l’amore che non ho: tua sorella mi ha lasciato.
Lei- Anche la tua mi ha lasciata.
Lui- Mia sorella?
Lei- Perchè?
Lui- Ah, non sapevo che tu e mia sorella…non mi ha mai detto niente, eppure ha la lingua lunga.
Lei- Puoi dirlo forte!
Lui- Comunque abbiamo passato bei momenti insieme. Ridagli questa foto: l’ho scattata in Africa.
Lei- Sei tu vicino ad un gorilla?
Lui- No, sono due gorilla, io scattavo la foto.
Lei- Anche tu ridagli questa foto, sempre dell’Africa.
Lui- Sono due scimmie?
Lei- No no, siamo noi con le banane. La scimmia scattava la foto.
Lui- Ma perchè continuo a perdere tempo con te e tua sorella? Ma sai quante donne, anche sposate, vengono da me, mi pagano vogliose di saltare i preliminari e di andare subito all’atto?
Lei- Ahh, sei un gigolò d’alto bordo.
Lui- No, sono un semplice notaio.
Lei- Ma basta.
Lui- E’ vero. Scusa. Ti va se prenoto per il 2006 un viaggio nello spazio?
Lei- No grazie, in orbita mi ha mandato già Rocco.
Lui- Cosa avrà voluto dire?