respiro dunque muoio.

30 gennaio 2009

mangio stimoli di vento
che insabbiano la vita
dentro il cuore e dentro l’animo.
cresco solo se non parlo,
dormo quando serve.
se sbagliare significa credere
io sono perfetta.
e forse non è questo con cui voglio perdere la vita
e forse non sto giocando
e forse sono sempre su una corda
sopra 10mila piani di bellezza e realtà.
sensi che si perdono
dentro la diffusione dinamica ed equilibrata
di onde elettromagnetiche
note di calore
senso di perdizione.
Appiattimento delle linee d’equalizzazione.
ascesa al sole che non c’è
scotta come una notte
fredda in città.
grigio senza rischio, noia senza fiamma
che brucia in un istante
pezzi del mio vivere farneticando.
frenetico dormire.
pacifico lottare.
insensatamente distruggere.
Prezzami, se ne hai il coraggio.
 
Il lume filosofico – René Magritte
Mangiati, nelle tue parole languide, e sciogli il tuo tempo in false idee. La falsità che non tradisce.
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cantando di te

27 gennaio 2009

oddio.
stai chiudendo gli occhi.
dolce sensazione che sprofonda sempre più in fondo.
sarà il calore attorno al cuore,
sarà la neve che si scioglie.
sarà la melodica composizione che lentamente doma
plasma e sforma le mie onde celebrali.
e adesso ti vedo
e il sorriso che nasce
è spontaneo.
perchè tu sei così
così sconosciuto
eppure sei così vicino
e non ti scolli da me
senza che io non me lo imponga.
non percepisco spine nell’esofago
che pervadono quei meandri sconosciuti.
sognando viva
sognando dal vivo
sognando che un mondo migliore
forse è proprio dietro di me
e che il sole tramonta sempre più tardi.
senso di appartenenza
al totale ignoto della tua dolce melodia.
"ma se adesso tu resti con me finchè avrò fiato io soffierò via le tue nuvole"
sì, resto. perchè è da quando sei arrivato
non faccio altro che ispirarmi a te.
o forse tu ti ispiri a me.
non lo so. so soltanto che non vivrei senza.
"è fuile comprendere perchè a volte i pensieri si confondono e mischiano speranze e realtà"

vedi sotto

26 gennaio 2009

"p.e.o.p.l.e   t.a.l.k.i.n.g   w.i.t.h.o.u.t   s.p.e.a.k.i.n.g"
 
<<sostanzialmente, dimmi di che si sta parlando. no, perchè sai, non credo di seguirti. il cadavere non si trova però hai già sospetti per quanto riguarda il colpevole. a che gioco stiamo giocando? nono, niente gatto e topo, ma neanche il cane che rincorre la coda, per piacere. segni tangibili? uhm, spiegati meglio. dunque riconduci il movente del presunto omicida alla sua labile psiche? uhm, quindi le convinzioni personali dici che influiscano? bhe, sì, seguendo questa linea dovremmo riuscire a risalire all’ubicazione del morto, però perchè. il perchè mi assilla anche di notte. perchè magari metterlo proprio li e non in altre parti più sicure? deve esserci per forza un collegamento tra un segno che questo loco ha rispetto alla vittima e all’omicida. ma cos’è? sì, analizza tutti i tabulati telefonici, cerca di stabilire una certa dettagliata cronologia dei suoi spostamenti e se riesci estendi queste ricerche il più il la possibile. cerca persone con cui la vittima aveva spesso a che fare e….cosa dici? nessuno? non credo sia possibile. ah. capisco. bhe, fai il possibile. non esiste che non ci siano sicurezze riguardo le persone o i luoghi frequentati. Ecco, appena sai qualcosa di più chiamami. ok, ok. ci sentiamo più tardi.>>
 
 
quel che è fatto è fatto.
vorrei vivere in una tela di magritte, per trovare la mia metafisica.
vorrei vivere in una tela di dalì, per lasciar sfogare tutti quei mostri che mi vagano nella testa.
vorrei vivere in una tela di chagall, per fluttuare nei colori del mio vivere.
vorrei vivere in una tela di ernst, per ridere angosciata davanti a mostri dell’animo.
vorrei vivere in una tela di delveux, per sfogare tutta questa paranoia sessuale.
vorrei vivere in una tela di pollock, per scaraventare tutte le mie emozioni in superficie.
vorrei vivere in una tela di mirò, per aiutarlo a uccidere, stuprare e distruggere la pittura convenzionale.
vorrei vivere in una tela di klee, per poter discorrere riguardo la mia realtà.
vorrei vivere in una tela di kandinskij, per potermi appiattire, deformare e colorare per arrivare all’animo degli altri.
vorrei vivere in una fotografia di ray, per essere la mia musica.
vorrei vivere in una tela di tanguy, per perdere la strada verso l’orizzonte.
 
vorrei essere in quella foto, che poggiata sul tuo comodino, ti guarda tutte le mattine quando ti svegli, e tutte le sere ti soffia sui capelli per farti percepire la brezza delle stelle, prima di dormire. vorrei essere semplicemente li e starci fino a quando non mi parlerai. anche se nessuno parla con le foto.
Rifletto.
non rispecchio.
non capisco.
Guardi la tua vita schifato
e poi basta mettere la testa fuori dalla porta
per scoprire che la vita
proprio la tua
è stupenda
è così stupenda che ti abbaglia
e mentre rifletti
i raggi luminosi abbagliano l’intorno.
Capisci solo quando ci sono un po’ di nuvole
che tutto ciò che hai intorno è così bello
che non ti serve ricercare
l’affanno dell’inganno
o la vendetta del dolore.
ti serve solo amare
amare incondizionatamente tutto il bene che c’è
e che a volte fai fatica a vederlo
nonostante tu
proprio tu
sia avanti mille anni
di tutti quelli che a prima vista
hanno più di te
ma non fanno altro che lamentarsi
senza in fondo capire
che c’è di più.
e se tu l’hai capito
sovrasta la mancanza
scavalca l’ignoranza
e mostra agli altri tutto quello che tu sai
che hai
e che di meglio non può esserci.
 
[a volte, guardare più in la del proprio naso fa comprendere di come le cose che si hanno non si apprezzano mai. e si vorrebbe avere sempre di più, anche se non si sa identificare questo più.]
"Non classificato non omologato,
indesiderato, non obliterato,
non idoneo, non ammesso,
non allineato,assente sempre ingiustificato.
No no no no, no no no no, non identificato"  [cit.]
 
godo nel vedere che le cose
sembrano attacate per miracolo.
stendo drappi di cemento
sulle mie pulsioni.
tengo a freno la memoria
che non sa più dove stare.
desiderare per non desiderare.
pregare per non amare.
dolore che lentamente evapora
lasciando spazio per la nebbia
fitta fitta fitta fitta.
respirarla sembra quasi
mangiare vuoto che mi riempie
e mi fa venire nausea.
soffoca dentro di me
quello che non c’è.
tutto torna alla normalità
e un brivido si propaga:
è ora di rinascere.
non serve più che tenga conferenze sui miei giorni
non è più utile trovare un arimistizio favorevole per tutto
non importa più studiare il mio nome, che corre su onde celebrali sfasate.
ora c’è solo quello che non c’è
e un castello da ricostruire.
l’attrice non è la vita, ma sono io che non mi faccio prendere.
la routine è inalienabile
perchè mi aliena da questa società.
è finita un’era e adesso…
adesso c’è solo da capire che cosa nasce
per controbattere le esasperazioni.
 

Monotono inverno turchese.

19 gennaio 2009

E se la mia vita è così psichedelica
e la tua non regge il confronto
sciogli nel caffè
quello che zucchero non è.
In cucina sei un portento?
Lascia perdere le spezie
e incollaci qualcosa
che dia il sapore e non solo.
Gli ingredienti sono tanti,
come tanti sono i gusti.
Paroxetina, diazepam, fluoxetina, citalopram.
E se invece hai voglia solo
di qualcosa che non sia
difficile da ricordare
pensa in grande:
Lsd, MdMa, Psilocybe cyanescens, Stropharia aeruginosa e chi più ne ha
più ne aggiunga.
E abbondi pure
perchè per avere una vita psichedelica:
questo e altro a bizzeffe.
Siediti in macchina.
Accendila. Accendi le luci, guarda l’ora e poi i gradi: perfetto!
Accendi la musica. Alza al massimo il volume.
Sorridi in stile Alex mentre beve il suo latte più nel Korova Milk Bar.
Parti.
Scegli le strade più strette, con più curve e buie.
Accelera.
Accelera.
Accelera.
Accelera.
Accelera.
Accelera.
Senti cosa sale tra le dita?
Non basta.
Non basta.
E intanto il ritmo della musica accompagna le tue curve.
Accelera.
Accelera.
Accelera.
C’è nebbia. Il divertimento è assicurato.
Accelera e sterza.
Qual’è la strada più lunga e più stretta?
Dove ci sono più curve?
Accelera.
Accelera.
Dunque;
Fine.
Fallo fino a quando sai che non è il tuo giorno.
Continua a farlo, sapendo che la posta in gioco è ancora bassa.
Fallo rispettando le regole.
Non esiste il gioco senza regole.
Non esistono regole che non vengano infrante.
Esiste chi ferma il gioco.
Ma fino a quando non lo vedi arrivare, continua a giocare.
A giocare sulla pelle.
A giocare con la tua pelle.
C’è chi si giustificherebbe così:
"Dentro a frenetici momenti di noia"
Ma a me piace più urlare:
E quanto mi fa ridere.
E quanto mi fa stare bene.
 
[NB:: guardare e tacere. :: if your friends tell you not to do drugs then they’re not really your friends, are they? :: sugli spigoli ci vivo io.]

sì, lo so. e allora?

16 gennaio 2009

E se usassi la mia malattia a mio favore? Tanto nessuno può comprendere…
 
Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno 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E sarò cieco, forse libero: sono nell’alba di un patibolo. E’ come ridere addosso a se stessi.
E un’altra volta mi avvicinerò, alla tua bocca mi avvicinerò. E un’altra volta mi avvelenerò, del tuo veleno mi avvelenerò. E’ come ridersi addosso e sfruttare ciò che non hai.
 
E’ morire a testa alta.
 
Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno Veleno 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Veleno.

ridere nel nulla

16 gennaio 2009

Madre
veglia e proteggimi,
cresce
il buio sopra di me.
Torna
per riconoscermi,
il sangue
di un’altra semina.
Non so chi sono più.
Serpi
madre mi chiamano,
lingue scure si posano.
Non so chi sono più
non so chi sono più.
Tu che sai
sai cosa c’è più in là
tu prega
e salvami.
Madre
veglia ed ascoltami
Madre
le serpi entrano.
Non so chi sono
non so chi sono più.
Tu che sai
cosa c’è più in là
tu prega
e salvami
e salvami…
 
Sì, tu che lo sai rinchiuditi nell’altruismo e cerca il mio nome. Spero che ti assilli nelle notti insonne.
Sì, tu che conosci mostra a tutto il mondo le morte Verità. Mi auguro di crederti nel tempo che rimane.
Mentre io non mi cerco, TU PREGA, e già che ci sei SALVAMI.