è incredibile: mi rileggo ad ottobre e ancora sento vivo quel sapore di sangue sulle gengive. solo che adesso se sorrido è perchè ho aumentato la dose di sostanze esilaranti. e se non rido è perchè non ho proprio nulla da dire. è veramente schifoso: un gesto, una piccola frattura e tutto si distrugge, cambia il mondo.
come uno tsunami: immediatamente distrugge vite e spazi vitali, che a lungo andare dovranno ricostruirsi, con la fatica e i pochi aiuti e in una macrovisione scopriamo che ha spostato l’asse terrestre, ha modificato il clima terrestre e locale…stupefacente. ha risvolti sia nella microbica vita colpita che sulla grande visione di un mondo che sembra sempre essere pronto a tutto, e invece non si accorge che nel c…o l’ha già preso. sostanzialmente la mia vita è la stessa cosa, solo che non trovo ancora dove il mondo, che si credeva pronto, l’abbia preso li. mi interrogo ma non sento risposte; e se non ci fossero? oh mamma mia, non crollerebbero ideali, per svariati motivi quali l’assenza di ideali in me e la totale sfiducia nell’attesa. tornando sui binari, mi lascia veramente a bocca aperta, oggi come oggi, questo gesto miroscopico ed innoquo e la sua fatiscente conseguenza. è come spiegarsi perchè il the non viene mai uguale. basta un secondo in più o un secondo in meno di immersione della bustina nell’acqua bollente che questo cambia sapore, e forse anche odore. perchè c’è questa fatalità data dal minimo spostamento di masse? non me lo spiego. teoricamente dovremmo rimanere scossi da grandi avvenimenti, come l’"operazione eutanasia", la morte certa degli uomini nei gulag, il grandissimo lavoro del tribunale dell’inquisizione, la strage della stazione di bologna, ecc. perchè comunque fanno comprendere l’incomprensibile e imprevedibile mente umana, che lavora e si sforza per creare una macchina della morte insensata. e invece No. invece rimaniamo sempre più piegati dal dolore quando in realtà siamo colpiti da lievi buffetti che dovrebbero incoraggiarci e invece distruggono la nostra psiche e tutti i nostri sentimenti vitali. sì sì, è proprio quello che questa lieve brezza di vento contraria a noi ci va a toccare: i nostri propositi vitali. nei casi grandiosi o si parla dell’inevitabile matrigna-natura che ci gioca strani scherzi [in fondo, fa solo bene…per come viene trattata dovrebbe solo sterminarci tutti…], o si parla di uomini che per ideali si battono e abbattono. nei nostri casi si parla di vita personale. si parla di psiche. di parla di quella cosa dentro che ti fa cantare così:
"Per un’ora d’amore non sò cosa farei,
per poterti sfiorare non sò cosa darei…
Chiudo gli occhi, senza te
le serate non finiscono mai,
sole giallo, mare blu,
non vorrei farti restare così.
Un ricordo d’estate di più
e per un’ora d’amore venderei anche il cuore
e per un’ora d’amore venderei anche il cuore
Per un’ora d’amore non sò cosa farei,
per poterti sfiorare non sò cosa darei…
Chiudo gli occhi, ti vorrei
non nei sogni ma così come sei,
sole giallo, mare blu,
che risveglio ora che manchi tu.
Aspettarti e sapere che ormai
io per un’ora d’amore venderei anche il cuore
io per un’ora d’amore venderei anche il cuore
Chiudo gli occhi, penso a te,
i ricordi non finiscono mai,
sole giallo, mare blu,
come il vento sei volata anche tu…
Non rimane che dire "Vorrei"
e per un’ora d’amore venderei anche il cuore
e per un’ora d’amore venderei anche il cuore
Per un’ora d’amore non sò cosa farei,
per poterti sfiorare non sò cosa darei… "

e dunque? dunque non lo so. io non so nulla, men che meno so che cosa mi muove questo odio verso il natural gesto delle foglie che cadono. perchè è così che mi piace chiamarlo: gesto naturale. è ovvio che accade perchè non lo controlli: se dici cose a caso prima o poi te ne accorgi. l’importante è accorgersene e far felici il proprio animo simpatico che, sorridendo, dirà di aver sbagliato tutto. e sbagliando si impara. ma se è per questo una mela al giorno leva il medico di torno. e io di mele ne mangio…solo che vedo medici tutti i giorni. e non comprendo. sto sbagliando/imparando?
 
 
forse, sostanzialmente, direi e azzarderei ad affermare, dal basso del mio trono degli stolti, che sono tutte cazzate. e che ognuno pensa per sè. e che ognuno si fa i cosiddetti cazzi propri. e che ognuno si giustifica come meglio può; gli andicappati sono un peso per la società, gli oppositori politici rompono le palle, erano delle donne fascinose, mi stavano sulle palle gli oppositori politici, non ti ho mai amata.
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arte moderna

25 marzo 2009

L_L
 
la faccina dell’avanguardia: due rettangoli in rilievo al posto degli occhi.
uhasudhuashduashdusahdusahdusahdusahduashdusahdusahd
 
 
stop alle cazzate. fermiamo il cervello e iniziamo con i segamenti mentali vari.
uhm uhm.
 
il nulla. il nulla mi pervade.
perchè oggi non c’è nulla.
perchè è palese
che io stia impazzendo.
non do segni di sanità mentale,
anzi, tutt’altro.
non ho freni inibitori.
non ho limiti morali.
non so quando debba smetterla.
so solo che così sto bene.
sto bene nel mio nulla.
sto bene abbandonandomi
e perdendo lo sguardo nel vuoto.

so chi sono.

23 marzo 2009

domanda: che cos’è per me l’arte?
 
[sospiro d’angoscia]
 
arte. una parola; troppi significati. arte è vita. arte è emozione. arte è sangue. arte è filosofia. arte è fuga. arte è specchio. arte è compassione. arte è senza tempo. arte è senza spazio.
l’arte nella mia vita occupa un gradino troppo alto per fingere che sia solamente un passatempo. l’arte mi appaga. l’arte mi comprende. l’arte mi permette di potermi esprimere senza paura di essere giudicata. l’arte non si serve di paroloni grandi e incomprensibili per passarmi un concetto. l’arte non mi giudica se non la comprendo subito. l’arte mi chiama perchè non mi vuole lasciare sola.
l’emozione più forte, sentirmi a casa mia, sentirmi accolta, sentirmi li da sempre. sentirmi libera di esprimere le mie angosce, la mia tristezza, il mio mal di vivere. sentirmi libera di ridere e sapere che solo chi c’è stato dietro quella tela bianca può comprendere la mia risata. e non sentirmi rifiutata. non sentirmi rifiutata. rifiutata. non ho sentito dirmi no. ma, anzi, c’era qualcosa che mi chiamava. un vibrare delle membra che mi fa comprendere dove io debba partire e quando debba smettere.
e arrivata a destinazione, ho liberato quel che di me non conosce nessuno, nel silenzio della stanza, nel buio della sobrietà, nel tepore della compostezza. li davvero ho lasciato uscire me stessa, quella che da un po’ soffocavo dentro me.
 
"tagliati i capelli.
tagliali ancora.
cambia vestiti.
metti le scarpe.
tanto dentro
sei sempre uguale."
 
 
grazie, grazie al mio unico punto di riferimento.
grazie a colui che c’è. ancora.
grazie a colui che mi ha donato
l’emozione più forte.
grazie perchè dopo questo tempo
ancora non passa
quella cosa dentro me.
grazie al Grande Maestro (:

pass by…

22 marzo 2009

di ritorno.
e come ogni volta mangio chili di insoddisfazione nel riniziare la routine. mi è così difficile smettere di guardare.
da domani dovrò mettere l’interruttore della macchina delle emozioni su off e cominciare a non esistere.
razionalmente ce la posso fare. è da 6 mesi che razionalmente ce la sto facendo. è da 6 mesi che non accendevo questa macchina.
ogni tanto è apprezzabile ciò che non ci vorrebbe mai vedere.
solo quando ciò che si vorrebbe vedere fa ancora più schifo di tutto quel che realmente è concepibile.
china il capo. da domani si comincia con l’insuccesso e l’insoddisfazione.
di ritorno.

ohmminchia

17 marzo 2009

non mi smentisco mai: 1.23 valige quasi terminate. quasi.
 
parto. lascio questo paese caccoso per andare in uno altrettanto caccoso. ma da li posso compiere atti illeciti come il remake della "taglia unica d’altezza"…fra 7 giorni si vedranno le foto e capiremo tutti quanti di più. e magari ci faremo grasse risate.
 
nella terra del Grande Maestro, a contatto con la terra dove lui ha camminato e catturato i suoi mostri sulla tela. emozionante direi.
 
mi aspetta l’ignoto del noto. O_O aiuto. prepariamoci psicologicamente a trattenere la cazzata insaid che sale e preme sulle corde vocali. cosa non ben riuscita in giornata.
 
ah, non azzardatevi a dimenticare il mio compleanno. chi lo fa: mazzate. quando torno. perchè da la costa troppo.
thank goodness that you aren’t selfish.
 

 
Io non sono Normale. Chissenefrega.
 
Max Ernst e la mia angoscia.
Max Ernst è la mia angoscia.

ripescaggio

12 marzo 2009

"dormi che è meglio pensarci domani alla muta distanza che scorre tra noi."
 
e anche la distanza tace.
tace ma si interroga.
se non ci fosse stata?
distanza che ci unisce
perchè mai un polo negativo
rinuncerà ad uno positivo
e son sicura che le forze fisiche
vinceranno sull’irrealtà silenziosa.
il tuo discorso sregolato
si regge su stampelle,
ormai non c’è più scampo.
è un silenzio forzato.
nel mio minimalismo acuto
ho smesso di pensare.
nella tua incomprensione
non capirai.
non si parla della Tua distanza.
non si parla della mia distanza.
si parla di cose più grandi di
noi.
ho imparato a distinguere
relatà dal
surreale.
ma adoro guardare la realtà con degli occhi
che pensano.
questo silenzio è una forzatura.
fardello così grande
che mi porto addosso
è capire che distante
significa parallelo
ma non sto parlando della mia distanza.
e forse ho torto.
Eclissi,
spiralglio di luce demoralizzante.
Eclissi,
spiraglio di luce soffocante.

(y)

10 marzo 2009

 
Stay on: new distorted sounds are the future.

mi perdoni, principe?

10 marzo 2009

"the primetime of your life, now, living"
questo sento dire
e intanto ti ringrazio
non solo per questa notte.
ti ringrazio per due anni.
perchè sei lo "sbaglio" più bello che mi sia capitato in due anni.
 
l’importanza di essere te stesso. anche mentre non siamo ad ascoltarci.
in qualsiasi caso
ti voglio bene
troppo per dimenticarmi così
troppo per non ricordarti così.
ormai si cammina sotto quello strato di percezioni
che plastificano il cielo
che mi bloccano il respiro.
e forse siamo pure a testa in giù
credendo di vedere un cielo di terra.
bisogno di tornare a quell’emozione pura
solo quando sento te con me.
l’importanza di essere se stessi
anche quando si distrugge l’essenza
delle cose che tu sai.
consapevolezze distruttive
psiche umana labile oltre l’inversoimile limite del verosimile.
perdita del tatto.
ritrovamento della vista?
no, c’è solo l’udito.
cerca questi bidoni:
raccolta differenziata obbligatoria.
dove metto la mia persona?
plastica.
alluminio.
umido.
io penso proprio di essere finita nel non riciclabile.
meno male che ti ho perso.
meno male che non penso.
meno male che c’è il mare.
meno male che si muore.
e adesso ci si sdraia a terra
e si fissa questo cielo
questo cielo immenso e grigio
fatto dalla terra che pervade
ogni briciolo del mio respiro.
e non cercare più lo sguardo invano
del sole che non parla.
non serve.
 
(Come bagliori residui in un fondo d’oceano
dentro i ricordi annegare in un tempo che non c’è più,
con il coraggio di chi non ha nulla da perdere,
sento l’odore di asfalto di pioggia di polvere.
Come abbaglianti meduse in un fondo d’oceano
scie di pensieri su quello che è stato, su ciò che sarà.
Luce di quasi mattino in gocce di nuvole,
sento l’odore di asfalto di pioggia di polvere.
Come se il sonno potesse impedirti di fingere,
come se tutto potesse ad un tratto rivivere.
Guardo i tuoi occhi socchiusi ed ho voglia di piangere,
scendono in gola la pioggia l’asfalto la polvere.
Come bagliori residui in un fondo d’oceano
dentro i ricordi annegare in un tempo che non c’è più,
vedo gli errori che non ha più senso ripetere,
sento l’odore di asfalto di pioggia di polvere.
Prima di andare,
prima di andare,
prima di andare
senza voltarsi più.
Come abbaglianti meduse in un fondo d’oceano
scie di pensieri su quello che lascio, su ciò che sarà,
luce di quasi mattino in gocce di nuvole,
sento l’odore di asfalto di pioggia di polvere.
Prima di andare,
prima di andare,
prima di andare.)