chiara sogna?

29 aprile 2009

descrivere sensazioni senza vederle
è come parlare di cose senza nome.
eppur si riesce così bene.
è come guardar la terra da un altro [alto?] punto di vista.
è come toppare il naso mentre nuoti
nel vuoto,
quello palpabile,
quello freddo d’aprile,
quello bagnato della pioggia
ma che non ti tocca.
tutto è in relazione senza relazione.
tutto si interpella senza interpellarsi.
è così naturale che tutto ciò che esiste
è seduto comodo su una sedia.
e ciò che non esiste pensiamo non esista.
in realtà è li che ti guarda
come un pensiero esistente
e già che lo pensi non può che essere pensabile.
e già che lo pensi vuol dire
che nella sua impossibilità
c’è.
"quando io sarò più lucida
quando io non sarò più innamorata di te"
 
 
smettila.
di farmi ubriacare.

erase it. repeat-restart.

21 aprile 2009

si sfiorano le dita
in un campo di primavera
in un prato di profumo.
ed è così che non si vede
ciò che si cerca con lo sguardo.
perchè sbagli sensi?
se guardassi con le mani
vedresti che qualcosa rimane.
e non hai bisogno di tutto quello che gira intorno,
c’è solo la necessità di scappare ancora
ancora a fuggire
e non trovare pace.
avere la forza di rialzarsi
da tutto questo sangue
e reagire.
interferenze grammaticali corrono lungo
la linea mediana del corpo
mentre dall’alto dei tuoi sguardi
comprendi che ho perdutamente ragione.
una ragione che vola con i soffioni
e che cadrà su terra riarsa da neve.
ghiacciata dal sole.
finita la vita.
immorale, totalmente immorale.
ridi da sola.
fa morire dal ridere.
questo frenetico correre.
hai il fiatone?
o è solo che ti fa ridere cambiare prospettiva.
il concreto è meglio dell’ideale.
ridi da sola,
solo per oggi.
oggi ti fa ridere.
immorale, quanto sei immorale.
è che gli sguardi non mancano mai.
e ultimamente fanno ridere.
cos’è quest’ilarità nell’aria?
musicalità assente
nella presenza acuta di spifferi d’aria.
vivi di futili esperienze che non cambiano il percorso naturale delle cose.
non sai qual’è l’obiettivo, ma segui quella strada
semplicemente per vedere ancora un po’
il riflesso nelle cose
e non solo nelle mani.
ma qui si parla di buio
ma sono sempre parole che escono con forme
mai con materia.
stai affogando lentamente
ed è banalmente sorprendente scoprire
che gli artigli che premono la tua testa
sono tuoi da sempre.
hai bisogno di un aiuto?
le persone non ti aiutano neanche a morire.
troppo impegnati a fare del sesso morto
e a guardare la morte.
la guardano, lo sguardo si contrae
e poi si torna a fare sesso
immersi in quel falso piacere di plastica.
dove i complimenti si perdono tra le lenzuola
o le strade di campagna.
dove forse non è più vero quel che fai.
dove i bisogni fuggono per lasciar spazio al volere altrui.
non serve essere felici
serve essere uguali.
ma ora mi chiedo: uguali a cosa?

sleepless

14 aprile 2009

senso di non appartenenza.
lingue amare.
non si parla, si sussurra
per non farsi sentire.
forse c’è un qualcosa ancora
che sta cambiando
e più riascolto la mia voce, più capisco
di non capire.
la stanchezza del domani.
la superficialità di oggi.
il ribrezzo del passato.
e mi accorgo d’esser vuota,
e mi accorgo che il tempo mi schiaffeggia
inconsapevolmente.
e
se fino a ieri lo obbligavo a farlo
oggi non è così.
oggi si para di fronte a me così.
e tutto ancora a causa
di quella voce che
mi viene a trovare presto o tardi che sia.
perchè per me è troppo importante.
perchè per me è troppo importante.
 
"Due solitudini si avvolgono [esitazioni]
Due corpi estranei s’intrecciano [solitudini]
Duemila esitazioni sbocciano
Stai con me."
samuel, sei uno stronzo.
non c’è mai un giorno in cui la gente non mi faccia incazzare.
dev’esserci una spiegazione.
preferirei essere inutile e indifferente, perchè sono stufa di fare il cuscino delle persone inutili.

fermo psicologico.

8 aprile 2009

è brutto giudicare senza sapere.
ancor più brutto parlare senza pensare.
ci sono quelle giornate lunghe, che sembrano non finire mai.
passa un giorno e non ricordi neanche che cosa avevi mangiato.
giornate troppo lunghe. troppo.
non ci si spiega il perchè.
immagini che punzecchiano il palato.
sensazioni di flebile risata.
no, non era una risata
era un urlo spezzato dalla mancanza di voglia.
manca la voglia per fare anche le cose basilari
come per respirare.
come per prendere fiato.
aria viziata.
sporca.
malsana.
sostanzialmente tu qui dentro sei l’eterno fallito
quindi fattene una ragione
se tutti gli altri arrivano leggendoti una pergamena
senza fine
con un successo dietro l’altro.
non è colpa tua, sei solo vittima di una dimenticanza della natura.
o forse è normale.
gli occhi perdono le pupille.
non serve guardare
quando gli occhi non vedono ciò che c’è da vedere.
"sveglia, sveglia, presto. non c’è più il tempo"
sarà questo il messaggio di un domani
e allora li riderai
e riderai così tanto
che il tempo per paura di divertirti troppo tornerà
a tormentarti sul cuscino delle mezze verità.