Allegro ma non troppo.

30 maggio 2011

Scientificamente:
respiro dunque sono.
Filosoficamente:
penso dunque sono.

Ma chi sono?

principio del piacere

Annunci

“Tu quoque, Brute, fili mi!”
G. Cesare

Che cosa mi hai fatto?
Privata
vietata
violata.
dal tuo pensiero.
da te.
sei penetrato
dentro i miei nei
ed era proibito.
ma ogni essere umano
che si rispetti
loda il proibito
più del Dio.

Orge di pensieri.

in equilibrio
su pendii di desideri
saltiamo per evitarci.
ma tu mi possiedi.
tu già mi possiedi.
e sprofondiamo, nel burrone.
cadiamo. senza rimedi.
cado.
e non mi interessa se sprofondo.
per ora, mi va bene così.

Cantico delle Creature

22 maggio 2011

C’è un qualcosa di più profondo del desiderio della rinascita?
L’uomo da sempre vorrebbe assomigliare ad una fenice, perchè l’uomo teme la morte, ma soprattutto teme il fossilizzarsi dei tempi. L’uomo teme di essere impotente, ma non capisce che lo è già. È impotente di fronte al tempo che scorre, senza degnarsi di guardare che mostri crea e che cosa lascia dietro sé, calpestando e distruggendo le esistenze.
L’uomo non capisce di avere a che fare con enti di dimensioni adimensionali. L’uomo vorrebbe somigliarvici, l’uomo vorrebbe rinascere, l’uomo vorrebbe il dinamismo.
L’uomo non può decidere di vivere.
E quando si ferma di fronte all’attimo, comprende. Quell’attimo composto di brevi intervalli tra un brivido ed un altro. Attimi che si intercalano tra un esistenza ed un’altra. Attimi inspiegabili, inesorabili, insormontabili, impareggiabili, ineguagliabili.
Attimi che si perdono nel tempo delle cose terrene. Attimi che non hanno materia. Attimi che non ci danno tregua. Attimi che ci soffocano lentamente. Attimi privi di tatto, ma che ci mettono a terra con schiaffi di moralità e coscienza. La coscienza dell’alternarsi delle esistenze.
E quando queste esistenze fermano il loro proseguire, gli attimi divengono interminabili. L’uomo si ferma e tutto il resto del mondo cammina. Tutto il resto del mondo procede, fino a quando non incontra il proprio attimo, l’Attimo interminabile, l’Attimo della coscienza.
L’uomo, in quel preciso attimo, comprende, capisce, tutto quello che prima era sconosciuto. Che cosa fa una ventata di fumo in un attimo? Dove vola una foglia mentre cade durante l’attimo? Quale paesaggio reale ci si para di fronte, durante un viaggio in treno, nell’attimo?
Tutto diventa più chiaro e l’uomo, conscio di quel che lo circonda, vorrebbe disperatamente diventare fenice. Vorrebbe morire, lasciar nelle ceneri i ricordi vividi delle verità che lo fermano, lo fossilizzano, e rinascere puro e vergine. Vorrebbe avere la possibilità di ritornare. Ritornare o riprovare. Vorrebbe fare, agire, moderare, distruggere, gettare, calciare, fiondare, scavare. Ma l’attimo, l’Attimo eterno, ti schiaccia; la sua potenza ti soffoca definitivamente e non ti fa scappare. E l’uomo, l’uomo impotente, capisce che non può avere ciò che vuole. L’uomo non può Volere ciò che vuole. Ed è lì, che perde il vigore, perde la forza. Ed è lì che vorrebbe morire. Ed è lì, che prima ancora di morire, vorrebbe rinascere.
La primavera è l’evoluzione dell’attimo umano. La natura si rigenera. L’uomo no.
E l’uomo si sente sempre più impotente, perchè di fronte all’inumano non può che prostrarsi e ammirare le capacità di ciò che viene considerato inferiore.
La natura rivive, riprende un percorso interrotto, lo rinnova e si rinnova, svolta e ricomincia. L’uomo no. E l’uomo non può che soggiogare se stesso e continuare ad osservare attimi, attimi che si rincorrono come bolle di sapone che scoppiano.
L’uomo non ha il potere, e paradossalmente ha le verità. Questa è la condanna afflitta all’uomo, questa è la condanna che deve subire l’uomo.

L’occhio inganna.

15 maggio 2011

Io pretendo, esigo, ordino, che vengano prolungati all’infinito questi 6 minuti e 15 secondi di puro sesso platonico.
L’anima s’appaga e si fonde. Fonde come ghiaccio al sole. Non si esprime. Semplicemente decade per poter riposare su attimi di folle poesia, che non ha origine ben precisa, ma con facilità si scaglia come onda sulle spiagge di Biarritz.
L’anima si estende entro i suoi confini, sotto la pelle umana, e decanda odi all’indefinito tempo e all’inspiegabile esistenza. L’anima si stupisce, l’anima mesce le sue gocce d’insensibilità con la terra promessa. L’anima si materializza e chiede di essere smaterializzata.
L’anima s’appaga, ma mai per intiero. L’anima disprezza l’esistenza, quella che ha conosciuto meditando sul volo di raggi, volo di menti.
L’anima tradisce quando capisce. La comprensione è la condizione e la convinzione umana.
Che cosa serve all’uomo, se non brevi attimi di estasi malinconica? Che cosa davvero rende labile la mente umana? E nel momento di maggior debolezza l’uomo capisce, l’uomo carpisce, l’uomo esiste. Per poi voler non esistere. L’esistenza effimera del mondo rende inutile il desiderio dell’animo gaudioso di vibrare e risuonare come un violoncello.
Che cosa esiste? E cosa non esiste? La certezza delle esistenze altrui non è garantita, perchè la vista non è il solo modo per provare un’esistenza.
Amare di un amore latino: lasciarsi trasportare involontariamente dalle passioni, che logorano la sensibilità, che distruggono le percezioni, che affannano la vista, che inseguono l’insensibile.
Questo amare di un amore lugubre, è un amore platonico. Questo amare di un amore tremendamente scarno, senza il corpo, è solo puro, limpido, chiaro, dolce, ricercato, prezioso sesso. Sesso platonico. Quel sesso che sembra non si svolga secondo le normali procedure, ma sesso che appaga l’anima delle più indigeste emozioni, quelle che, se fossero cibo, le si ingoierebbe senza sosta, fino a morire.

L’anima perde la sua verginità.