muoiono i secondi

26 giugno 2011

non ho più odio, non ho più odio da spartire. ho smesso di odiare. eppure sto odiando così fortemente quella mancanza di odio, che non comprendo più cosa sia odio e cosa non lo sia.
eppure ero certa, fino a un attimo fa, di odiare. e ora, odio il fatto di non odiare. oppure odio ancora, ma non so con quanta foga. l’odio va vissuto, e non riesco a viverlo.
non ci riesco più, perchè non ricordo come fare a vivere serenamente il mio odio.

tentami. tenta la mia flebile coscienza. tenta tutto ciò che è inumano in me.

 

ce l’avrai un minuto

22 giugno 2011

io
non ho intenzione di badare a nessuno.
Succede così, che tu non comprendi ma io non capisco. Il tergiversare dei meteorologi non permette la comunicazione e ci disperiamo in pensieri atti a non pensare; funziona così, che quando fuori piove, dentro è tempesta di sole. Scartiamo incomprensioni fatte in casa, ci nutriamo di belle parole suggerite dall’atmosfera che ci circonda, la quale è composta per l’80% di gas che non ci servono e tentiamo di non cadere, aggrappandoci ad altezze senza tempo.
Servi della gleba e della complicità, dove tutto diventa necessario senza che sia innanzitutto utile; il sacrificio è pubblicamente concepito come l’atto del doversi dare, senza darsi. Attimi di motilità corporale viscerale, attimi senza percezioni.
io
esigo l’ordine cosmico delle mille e una notte d’insonnia.
Viene regolata in questo modo, la mia eternità di essere inumano, inamovibile sulla caducità del pensiero e dell’opinione del pubblico, che muta ad ogni seduzione del vento. Gira su di noi come un avvoltoio, mentre muoriamo un po’ fuori e non ce ne accorgiamo; le nostre carni divorate dai cannibali, che credono di nutrirsi di idee, mangiando parole, fagocitando casuali pensieri senza nessi logici definiti in una realtà comprensibile, quale quella umana. Viscere letali, che strozzano chi non le padroneggia; viscere amare, senza la forza di far percepire il gusto del pensiero laterale letale. Noi che qui, ora, ci decomponiamo un po’, noi ora non percepiamo i cambiamenti, ma semplicemente mutiamo.
Quando arrivano gli aggiornamenti ragionati chiamami, magari mi trovi ancora qui, davanti a te.

 

nel pulviscolo

16 giugno 2011

Puoi chiamarlo nuotare, se ti spaventa, o forse è amore.

Sostanzialmente siamo,
sperimentalmente,
una massa di interazioni elettrostatiche
ad alta specificità.
Senza distinguo.

introspezione