entrami negli occhi

27 agosto 2011

è come una immagine sfocata, che si erge e sferra un colpo vibrante di misteriosità sulle nostre gonadi, così io cerco di capire come il mondo può sostenere il peso di se stesso. ed è sforzandomi di capire, che non capisco come non poter capire un mondo così pieno di incomprensioni senza limiti; è incredibile di come il non sense senza senso sia eradicato nelle azioni quotidiane. certo, perchè esiste il non sense assennato, ma sembra che il mondo se ne sia dimenticato, di quelle indie che non lo erano.
ora, cerchiamo di trovarci in disaccordo: tu non hai remore, e io nemmeno; e tutto ciò è confuso. ma questa confuzione non stimola la comprensione, anzi, la demolisce e la sotterra viva. la soffoca e la uccide dopo atroci sofferenze. è una confusione non stimolante, una confusione confusa e soffusa, una di quelle perverse e senza un inizio e una fine, una di quelle che fornisce la chiave di lettura di questa era: il nulla.
e non ci fermiamo a guardare le stelle che fanno capolino nel cielo, semplicemente per una questione di aver di peggio da guardare. le lasciamo passare senza il benchè minimo interesse, pensando che sia Dovuto il loro passaggio. altra confusione sottile, altra confusione caotica primitiva: non c’è niente di dovuto, ma un tutto da conquistare. e per conquistare ci si deve spiegare, tutto. la confusione deve generare fili di sapienza, intrecciati di conoscenza e tessuti di coltivazione. consapevolezza è la confusione snocciolata, è la vera essenza dei fatti, è l’Attimo che cola sulla nostra pelle, come pittura ad olio che crea il nostro diventare non sense assennato.
noi siamo piccole gocce di suono, siamo estasi in perle che cercano il filo, siamo occhi socchiusi dal vento sahariano, siamo la creazione. lo stato confusionario regna, ma non è la confusione per cui il mondo sta sbraitando, non è la confusione che il mondo vuole. e il mondo, siamo noi.

 

siamo
solo
piccoli
frammenti
di noi
stessi.

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Non hai alcun diritto di dettar legge anche sulla comunicazione. Non puoi proibirmi di parlarti e non puoi proibirti di parlarmi. Non è umanamente concepibile.
So che il pentimento non funziona, non fa presa e non mi stupisce. Non servono giustificazioni firmate dai genitori, per spiegare l’infermità mentale che blocca la tua lingua; e prega che sia colpa della lingua.
So che mi rivedrai, da lontano. Allora, quando sarò abbastanza lontana, comprenderò il vero significato del tuo nome, pronunziato e non sussurrato, stuprato e non sopravvalutato.
E percepirti come ali senza corpo, nello spazio di un’atmosfera che disperde gli animi, sarà per me come dopo un ramadan di pensieri.
Il sole bacia ciò che più gli aggrada, senza che nessuno lo disturbi; e io, io mi accascio dove più mi aggrada, con il tuo disturbo che si intreccia alle mie dita.