L’eco delle voci lontane che sento è solo un mio pensiero, una mia creazione mentale che palesa la grande necessità di vivere dentro un turbinio di continue emozioni. Insaziabile appetito di estasi è ciò che si manifesta ai miei neuroni e vorrei poterlo appagare, vorrei potermi nutrire; quindi semplicemente interrompo il collegamento con la realtà dei fatti e mi immergo in un mondo totalmente astratto, fatto di persone che dipingono con la voce, esseri che pensano con le mani, anime che illuminano con lo stomaco. Tutto ciò che mi circonda è fatto ad hoc e parmi vero fino a quando smetto di non pensare, concentrandomi assiduamente per non farlo, per non perdere tutto questo sfarzo e questa quantità di atti che rendono il mondo un posto dove non trascorrere troppo tempo, non più del richiesto.
E torno li, li in mezzo a quel ben di Dio di stimoli propedeutici ad un cammino di redenzione dalla noia di vivere e dall’insoddisfazione: tutto è così giusto e infinito. Tutto combacia perfettamente con il cercato, senza però scadere nel prevedibile e sterile: tutto è sintomo di stimoli.
Respirare sembra la cosa più banale; la gravità non è più una legge, quanto una sorta di leggenda metropolitana che la gente si racconta in serate in cui vengono portati a galla una serie di cliché dal sapore più o meno fantasioso.
L’amore, l’amore è semplicemente stupendo. L’amore è quello vero, quello semplice e senza troppe pretese, quello che non feconda ovuli di dubbio e possesione, ma è un amore istintivo e articolato dalla voglia di sentirsi totalmente slegati dalla negatività. L’amore è lieve come piuma, ma denso come cioccolata; l’amore è suggellato da baci che sanno di miele e camomilla e tutto ruota intorno a quella profusione di esalazioni senza tempo e totalmente slegate dai doveri e dagli affanni.
Gli abiti che vestono chi vive in questo universo parallelo sono tessuti da mani che non sono umane e sono semplicemente stupefacenti, sono sublimi in senso kantiano. Gli abiti diventano parte dell’estasi, delineano il corpo come entità superiore, entità che non porta su di sé la fatica e l’insoddisfazione, ma la grazia e l’armonia determinate dall’incastro perfetto e preciso di molecole che, come per gioco, compongono queste entità.
Tutto questo, tutto, è semplicemente un parto prematuro di una mente feconda di voglia di fuggire.
Ma se non lo fosse? Se invece ciò che chiamiamo realtà risiedesse in quei piccoli spazi in cui crediamo di spegnere il cervello e il resto fosse una farsa inventata da chissà quale mago per impedirci di godere a pieno delle bellezze che ci circondano? Butterei volentieri questa farsa per immergermi in un mondo dove le banalità sono così fondamentali che vengono spiegate, ribadite, sfogliate, rimarcate, ricordate, comprese, cercate, volute, studiate. Butterei via volentieri la pellicola trasparente che avvolge ogni cosa che mi circonda per potermi buttare dentro questo mare di piacere infinito, dentro questo orgasmo stimolato dai sensi, dentro questo infinito amore puro nelle cose che mi circondano e per le cose che mi costituiscono. Venderei i miei occhi anche al più scialbo dei mercanti, se in cambio potessi avere gli occhi della delizia eterna.
Che cosa darei.
Che cosa ancora non lo so, e forse è per questo che tutto è ancora ingessato, è avvolto in questo materiale contenitivo e non mi si può palesare l’essenza vera.

Che cosa darei.

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“Ah, chi mi dice mai
Quel barbaro dov’è,
Che per mio scorno amai,
Che mi mancò di fe?
Ah, se ritrovo l’empio
E a me non torna ancor,
Vo’ farne orrendo scempio,
Gli vo’ cavare il cor.”

L. Da Ponte, Don Giovanni

Fa bene confrontarsi con il passato: tiene la mente elastica e allenata, aiuta a prevenire il cancro ai testicoli e rende tutti un po’ più buoni per l’avvento di Babbo Natale.