Distruzioni per l’uso.

25 giugno 2012

Sussurro.
Gemito.
Sembra di stare dentro uno stadio.
E poi risa.
Forse stavo pensando a qualcosa.
Ma era necessario?
Le mani.
L’odore.
Ma di cosa stavo parlando?
Dimenticarmi cosa devo dire.
Le luci.
Labbra.
Faccio fatica a sentire i rumori esterni.
Stelle.
Le nuvole, non sembrano poggiate su di un vetro?
Chiuso.
Questo lo darei anche volentieri a te.
La stanchezza.
E se invece non fosse così?
Fidati. Di me.
Baciami ancora, ti prego.
Le solite cose.
Credimi.
Leggendo.
Leggende.
L’incommensurabile.
Azzurro come il ghiaccio.
Ricordi?
Non importa.
Amami.

Poter percepire vivamente la tua presenza nella tua assenza; poterti assaporare nella tua insipida mancanza; poter sentire le tue vibrazioni nella totale calma.

A volte non serve parlare troppo. E a volte non serve parlare.

L’ipnosi conciliata dagli spezzoni del fumetto di Caza è paragonabile a poche cose nella vita.
Che di certo non spiego. Non ora, almeno.

Mi rigiro nel letto, incessantemente, cercando di ritrovare la tua figura, la tua persona, il tuo affetto e il tuo profumo; percepisco sul cuscino una flebile nota di aroma non di certo appartenente a me, e mi ci tuffo avidamente, quasi fosse ossigeno puro. Forse è solo il mio cervello che mi fa credere di percepire questa nota aromatica piacevole, ma anche se fosse: al diavolo. Pagherei tutto l’oro del mondo per poterla sentire ogni notte. E poi pagherei quello dell’universo per poterla sentire addosso al corpo di chi l’ha emanata.
Mai, mai avrei immaginato di legarmi così tanto ad un aspetto, un simbolico aspetto, per richiamare alla mente l’oggetto di un desiderio e una passione smodata; mai avrei creduto di appassionarmici cosí, a questo oggetto.
È in questi attimi che vorrei che il mondo cambiasse regole, che tutto fosse estremamente relativo e che non esistessero barriere di alcun tipo. Vorrei che, semplicemente con un battito di ciglia o una strizzata di naso, l’oggetto della passione, la punta di diamante dei miei pensieri, la sorpresa del vivere, l’anima dei miei sorrisi, il regista del mio piacere più profondo, si trovasse qui. Sí, proprio qui al mio fianco.
É tutto cosí incredibilmente pazzesco e semplicemente complesso; tutto quel che si è instaurato ha del sensazionale e io, io che non ho mai creduto, non me ne capacito. Io che ho da sempre rifiutato l’idea e il pensiero dell’idea stessa, di un gioco di pensieri così poco pensato, io ora mi ritrovo a doverci pensare e dover riflettere.
Mi ritrovo ad annusare in modo ridicolo un cuscino nel bel mezzo della notte, e per cosa? Perché mi sento incompleta. E ancora non so per quale motivo o per quale strana idea.
Mi sento pervasa da un misto di sentimenti che non mi danno pace e lasciano che io mi crogioli nel pensiero e nell’idolatria.
E adesso cosa posso fare? Vista la mia enorme pigrizia e la crescente incapacità di reagire di fronte a tutto questo vorticoso insieme di vibrazioni, asseconderó ogni singolo stimolo che mi porta vicino a ciò che in questo momento tiene sveglia la mia attenzione e i miei pensieri; e lo faró senza alcun tipo di rimorso, perché tutto questo è a dir poco un favoloso turbinio di emozioni, logoranti quanto basta e appaganti più di quanto serva.

ora, siediti qui e ascoltami.
questo non vuol sembrare il mio tipico sproloquio
circostanziale e pomposo,
semplicemente un’accozzaglia di pensieri
sbattuti su di un tavolo
durante un colloquio di qualsivoglia genere e tipo.
è uno di quei momenti in cui vorrei che
ok, io parlassi senza venire interrotta;
però vorrei anche che alla fine di tutto
questo mio discutere riguardo dialoghi sui massimi sistemi
tu prenda quell’origami di parole
e lo dispieghi in un foglio di carta.
ma anche semplicemente per vedere in quale modo
è stato ripiegato per prendere una forma a me gradevole.
ma anche semplicemente per vedere che cosa cela quel foglio
così misterioso.

e poi sarebbe un dispiegarsi di braccia
e sopracciglia che si inarcano
mani che premono contro pareti inesistenti
ore che diventano minuti
e minuti eterni.
la compressione degli sguardi
intensamente studiati per risultare
il più possibile equivocabili.
gocce di affanni
cadono dalla mente e inondano
tutto.
la fatica dell’applicare
le comprensioni.
niente di più appagante.