Cazzate

24 ottobre 2012

Leggende antiche narrano che la notte sia fatta per dormire.

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Giustificazioni?

21 ottobre 2012

Ho lasciato che io stessa trascurassi il mio eterno amore per un tempo indefinito. Ho lasciato che un turbinio di emozioni negative mi prendesse e non mi lasciasse lo spazio per pensare, se non al negativo stesso.
Giunta fino a qui, fino a questo punto di non conoscenza abissale, mi rendo conto di dovermi scusare con lei, la mia ragione di vita, il mio unico scopo e la mia continua fonte di bellezza: l’arte. L’ho maltrattata, trascurata, strascicata, sottovalutata, rimandata e demotivata. E come ogni amante che smette di mostrare l’affetto che prova nei confronti del proprio compagno, mi sono sorbita le conseguenze di un amore trascurato; le lunghe rimostranze nei miei confronti non saranno mai abbastanza, perchè mi merito ogni sottolineatura della mia superficialità che essa, l’arte, ha da farmi notare.
Vorrei semplicemente poter tornare ad annusare le tele senza alcun tipo di paura, percepire i cambiamenti della pesantezza dell’aria al cambio delle epoche e degli stili.
Voglio riuscire ad annullare tutte le mie futili paure, le mie ansie e i miei timori; voglio farlo perchè voglio continuare a conoscere e voglio vivere di conoscenza. Voglio che l’arte torni vicina a me, fedele compagna di vita che mai mi ha abbandonata, a differenza mia. Voglio consolidare questo matrimonio e voglio che tutto sia così lieve e impalpabile che sembra impregnare gli atomi nell’atmosfera circostante.
Voglio tornare a dialogare con l’arte.

Ultimamente ho voluto reincontrare l’arte nelle modalità più insolite; nonostante il nome di Magritte rimanga impresso su di me, sto tentando di approfondire quella che è l’arte sviluppata da artisti odierni, contemporanei e “minori”. Ogni immagine posta alla fine dei miei pensieri è sempre di uno di questi artisti. Probabilmente farei buona cosa se scrivessi il nome ogni volta, così da poter condividere le mie scoperte. E se per qualcuno scoperte non sono: tanto meglio. Significa che l’artista in questione ha già la notorietà meritata.
Ogni qual volta io capti qualcosa di innovativo, seppur nella sua semplicità, tento di archiviarlo in una numerosa raccolta di nomi e opere per potermi ricordare e poterlo ritrovare quando serve.
Ciò che ultimamente sto cercando e trovando sono quadri che, seppur figli di un astrattismo europeo o americano degli anni 50, vogliono porre nuove luci sul termine e sull’interpretazione stessa dell’astrattismo; non sono più quadri da manuale, come potevano essere dei Kandinskij, bensì opere che lasciano lo spettatore perplesso per le forme stranamente antropologiche a cui rimandano. Sembra che l’artista voglia dirgli dove ubicare i suoi pensieri, seppur lasciando la sua mente libera di creare dei livelli sull’immagine, facendola diventare un ibrido tra un incipit dell’autore e la storia ricavata dallo spettatore. Spettatore allora non è la parola più esatta da utilizzare, in quanto non è più personaggio passivo che osserva, ma crea su di essa ed elabora.
Non che io abbia mai sostenuto l’esattezza del termine “spettatore”. No, io non credo che si sia mai spettatori di fronte ad un qualunque aggregato artistico, perchè in qualche modo ogni opera è frutto sia della mente dell’artista che la propone, ma anche di vezzose modifiche apportate da chi osserva e medita a riguardo.
Consideriamo che l’arte comunque è un mezzo di comunicazione, la quale viene instaurata solamente se dall’altra parte vi è un ricevente che ha captato il messaggio e che vuole rispondere ad esso, proprio come in una comunicazione verbale tra due persone: una persona emette dei suoni che, attraversando un canale di comunicazione, raggiungono un’altra persona. Le difficoltà ci sono, perchè se l’altra persona non è in grado di decifrare i suoni, vuoi per la diversità della lingua o perchè il canale di comunicazione è inadatto, non è neanche in grado di emettere dei suoni che siano una valida risposta a quelli ricevuti. Anche l’interesse gioca un ruolo importante nei confronti della risposta, poichè se il ricevente non conosce o non è interessato agli argomenti di discussione presi in considerazione dal mittente, può darsi che darà risposte banali o non risponderà neanche.
La semplicità allora di queste opere bivalenti, forse, è proprio il fatto che fungendo da matrice per il pensare dell’osservatore sia difficile non disporre delle qualità per poter completare il quadro; in fondo, siamo tutti dotati di fantasia, no?

Vangel Naumovski

Simon Kenny

Jennifer Coates

Adolfo Bimer

elisioni

8 ottobre 2012

io muoio in te.

Autofraintendimento

2 ottobre 2012

charlie. Concentrati sull’obiettivo e non farti distrarre. Sii un minimo adulta e affronta le cose con maturità. Cerca di separare l’ovvio dallo stupido. Cerca di impegnare la mente su ciò che serve realmente e non lasciare spazio alle piccole stronzate, quelle che come un tarlo in un bosco, demoliscono la struttura dall’interno.
charlie, sii obiettiva: questo è e non può essere diversamente. Se così non fosse, la tracotanza di bile non credo sarebbe abbastanza. E poi, su, charlie, non sei pulita pure tu. Non credi? Il passato divora tutti, benomale, chi più chi meno.
charlie, non essere cretina. Le vibrazioni sono palpabili. Ma non vedi che subito ci si accorge? Non può essere che debbano esserci stupide briciole di tua vanità che riescano a mandare tutto a troie. Tranquillizzati e cerca di non pensare a stupidate. Evita di essere avventata e usa il tatto, che ti esce bene. Dai, l’hai detto tu stessa che incazzarsi non serve a nulla. E poi, per cosa scusa? charlie, su dai. Piantala di lagnarti come una bimbetta.