Oggigiorno

29 novembre 2012

Quando il cielo  plumbeo e  basso grava come un coperchio
sullo spirito gemente in preda a lunghi affanni,
e abbracciando l’intero cerchio dell’orizzonte
versa in noi un giorno nero più triste della notte;

quando la terra è mutata in un’umida prigione,
dove la Speranza, come un pipistrello,
va battendo contro i muri la sua timida ala
e picchia la testa su soffitti marci;

quando la pioggia spandendo le sue immense strisce
imita le sbarre di un’enorme prigione,
e un popolo muto d’infami ragni
tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli,

delle campane all’improvviso sobbalzano con furia
e lanciano verso il cielo un urlo spaventoso,
come spiriti erranti e senza patria
che si mettono a gemere ostinatamente.

− E lunghi  funebri  cortei, senza  tamburi né  musica,
sfilano lentamente nella mia anima;  la Speranza,
vinta,  piange; e l’atroce Angoscia, dispotica,
pianta sul mio cranio inclinato il suo nero vessillo.

C. Baudelaire

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Le reazioni.

18 novembre 2012

Ammetto di non aver mai parlato della mia vita privata, non in modo chiaro ed esplicito. Non credo sia significativo conoscere dettagli di giornate in cui si passa dall’imbecillità all’ansia in un modo così semplice e rapido che spaventa e stupisce; eppure ci sono cose che mi fanno riflettere. Come ovvio che sia.
Da qualche tempo a questa parte mi sono ritrovata ingarbugliata in una sorta di rete e sto facendo piuttosto fatica ad uscirne. Ecco, diciamo che la vita dentro questa rete non è impossibile, dato che le maglie sono ampie e posso tranquillamente vedere oltre e procedere, ma ogni tanto inciampo, mi ingarbuglio ulteriormente, mi incastro, mi faccio del male… Insomma: è una situazione piuttosto fastidiosa. Da un anno e poco più, circa, a questa parte mi sono ritrovata ad avere paura di tutto, a partire dalle cose più semplici come prendersi una pizza fuori per finire con il non essere in grado di affrontare anche brevi viaggi su mezzi pubblici. Queste paure ogni tanto vengono giustificate da strane reazioni del mio corpo, contrarie alla mia volontà, come iperventilazione, tachicardia, nausea e conati di vomito, debolezza. E ogni tanto no. E le volte in cui le paure non vengono giustificate sono statisticamente molte di più rispetto a quelle in cui invece mi ritrovo a voler morire seduta stante; nonostante però la matematica metta in risalto delle lampanti discordanze con i miei timori, mi riesce veramente difficile ritrovarmi ad affrontare nuovamente situazioni che hanno magari dato origine a quella serie di reazioni corporali negative.
A detta di chi ne capisce, tutte le paure sono semplicemente una conseguenza di un evento, L’EVENTO, in cui ho avuto per la prima volta le “manifestazioni negative” (le chiamerò così, anche se più precisamente prendono il nome di attacchi di panico), scaturito a sua volta non da una serie di miei pensieri ansiosi o degenerati, bensì da un accumularsi di stress e insoddisfazioni che, come un carro armato, hanno visto bene di sfondare la barriera delle mie sicurezze nel giro di un minuto e rendermi una sorta di schifo umano che vaga in base a ciò che riesce a sostenere e ciò che invece non riuscirebbe. Ebbene sì: io ormai mi ritrovo a ragionare per periodi ipotetici.
“Se prendessi il treno delle x? Dovrei prendere la metro in orari di punta e potrei non sentirmi a mio agio e avere le mie “manifestazioni negative” e sinceramente vorrei evitare di vomitare in metropolitana”.
Poi penso a tutte le cose accadute per via del mio sentirmi a poco agio nel mondo normale, e penso a ciò che ho perso. E tutto ciò che ho perso non vale nulla, nulla di nulla, se messo a confronto di ciò che ho “trovato”.
Ho trovato persone che sanno capirmi e comprendermi davvero, perdendo quelle che non hanno compreso.
Ho trovato una persona, LA persona, che più di tutti ha saputo lenire ogni mio dolore, ha saputo e sa ascoltare tutti i miei problemi, ma anche tutto ciò che di bello ho da raccontare. Gioisce con me quando non vengo colta da “manifestazioni negative”, mi lascia piangere consolandomi quando non proprio tutto va per il verso giusto. E al contempo mi stimola. Ha vissuto con me parecchi dei momenti negativi e soprattutto IL PRIMO attacco di panico, lui c’era. E da li c’è sempre stato.
Ho trovato lo stimolo di sfidare me stessa e le mie paure, cercando di non abbattermi quando succede, perchè in fondo succede. Settimana scorsa, ad esempio, mentre affrontavo le mie 20mila fermate di metropolitana giornaliera, o almeno ci provavo, ho dovuto scendere a metà tragitto, ricompormi, calmarmi e spiegarmi che in fondo era il metodo più rapido e meno stancante per viaggiare; mentre qualche giorno fa ho affrontato un viaggio su di un treno stipatissimo senza nausea, senza tachicardia, senza iperventilazione. E quando succedono queste cose mi sento un po’ meno menomata, perchè penso che allora ho ancora qualche specie di controllo sulla mia mente e sul mio corpo.
Ho trovato, o almeno sto cercando di trovare, nuove dimensioni in cui stare. Sto cercando di capire me stessa e i miei limiti, quelli veri, per non superarli più, per rispettarmi e per amarmi un po’. Sto trovando il rispetto per me stessa, e non il ricatto per obbligarmi a fare cose che in realtà sono il male.
Ho ritrovato la passione per le cose, quella vera, e non l’ostentazione.
Ho trovato l’amore, nonostante tutto. E non aiuta. Almeno, non aiuta con le mie “manifestazioni negative”. Ma almeno posso sentirmi felice e sicura in determinati momenti e frangenti.
Ho trovato che non sempre si può essere padroni della situazione, ma è in quel momento che bisogna cercare di rovesciare la sorte.

Siate un po’ comprensivi nei miei confronti: se rifiuto un’uscita non mi state sulle palle. Semplicemente me la faccio sotto.

René Magritte – Personnage Meditant Sur La Folie