Un attimo prima

24 febbraio 2013

Candore e poi le mani
le mani che si incrociano.
Tutto si interrompe
ma il mondo non finisce
e gli sguardi che sembrano rendere l’aria
spessa come il fumo tutto attorno.
Silenzio.
profumi lontani si avvicinano
e la carne è così debole
e tutto sembra sfocato.
respiri caldi come la sabbia
si fondono con le mani
che lentamente avvicinano,
portano allo scoperto
tutto ció che non era da capire
e guidano gli occhi che non servono più
verso l’atteso inaspettato
verso l’angolo di infinito che possiamo ricreare.

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Alfred Eisenstaedt

La velocità con cui si percepisce l’infinito tende ad essere necessariamente surclassata quando invece a parlare sono le mani, quelle che stanno volando nell’aria umida. Non è necessario spiegare cosa serve per essere dissociati da una civiltà in cui si è considerati in base alla quantità di suppellettili che il nostro organismo dispone. Siamo anime dalla pelle che si sgretola come l’amore che pervade le stanze senza finestre e rompe il muro della noncuranza. Siamo organi che pulsano sotto lo stimolo continuo dei passi del tempo che sopraggiunge attorno alla città dei nostri pensieri, con i palazzi che crescono come alberi di carta.
E la calma apparente è tutto ció di cui non abbiamo bisogno, perché per sopravvivere nasce tutto un po’ così, senza troppe pretese. Anche se poi le pretese, le ha.
Abbiamo tutti indistintamente bisogno di correre e quando non corriamo ci fermiamo e non riflettiamo, non riflettiamo perchè non abbiamo problemi da risolvere. Abbiamo tutti bisogno di correre.