Insomma, diciamo che per me è normale vedere scene in movimento all’interno dei quadri. Cioè, il fatto che io veda questo movimento dipende solamente dall’apprezzamento del tutto. Ovvero: vedo un quadro, un dipinto principalmente, e se tutto si muove vuol dire che mi sta piacendo molto. Il concetto celato non è stupido, anche se di per sè molto banale; quando una cosa piace coinvolge, dunque essendo che la mia mente si titilla alla vista di quel quadro decide che non le basta e opta per il fervente immaginare il prolungarsi di una scena così congelata e decide le sorti degli elementi.
Questa lunga premessa semplicemente per dire che:
è una vita che non mi soffermo a guardare un po’ di arte, in generale. Ok, è vero, vivo a Firenze ora ed è tutto molto più semplice per me quando cerco dell’arte: è ovunque attorno a me. Però quell’arte lì è sì molto bella, ma anche poco stimolante per me. Non me ne vogliate, sono gusti in questo caso. L’arte che mi coinvolge in maniera “cognitiva”, prima ancora che emotivamente, è quella un po’ meno datata. Quella che va indicativamente dal 1500 ad oggi. Ma proprio oggi.
Niente, allora ero qui seduta dunque e sfogliavo telematicamente il mio monte di siti internet fidati, che ogni volta mi mostrano un caleidoscopio di arte e mi permettono di ampliare la mia mente e cercare di sforzarmi nel trovare elementi piacevoli o spiacevoli all’interno di opere complesse o semplicissime. Insomma, un gran caos da far venire il mal di testa.
Il problema grosso, o la novità strana come dir si voglia, è questa: mi soffermo su delle foto di un’installazione e, boom: invece che vedere movimento, la mia mente rimane intasata da un odore fortissimo.
Capita no? Cioè, dico, capita che delle volte siamo tranquilli immersi nei nostri pensieri e ricordiamo magari un profumo o un sapore e ci sembra di sentirlo lì, proprio lì, o sotto il naso o sulla punta della lingua. La nostra mente non è estranea a questi giochi strani di richiamo di fragranze o di sapori quando queste non sono presenti attorno a noi. Però trovare queste sensazioni di fronte a foto di una installazione mi ha stranita, mi ha messo a disagio. Perchè? E perchè proprio quell’odore?
Vediamo di riordinare le idee: l’odore è durato credo 2 secondi netti, somigliava a quelle fragranze dei saponi dei bagni pubblici, che sono fortissime con queste punte acide mescolate in un calderone di odori dolci. Il risultato è quello che io chiamo “l’odore del cesso di autogrill appena lavato”. Il problema si infittisce: perchè di fronte all’immagine di una installazione?
Un’installazione rappresenta un’opera d’arte molto complessa e d’avanguardia, un’opera dove l’artista ha rotto le barriere del carcere delle dimensioni prefissate, delle cornici, della bidimensionalità, e talvolta anche della mera catalogazione opera-spettatore e rende l’opera tale di essere appellata con quel nome nel momento in cui lo spettatore c’è; quando questo non è presente l’opera perde il suo reale ed effettivo significato. Quindi, tutto questo per dire che: l’installazione dovrebbe essere qualcosa che riesce a dare suggestioni nel momento in cui vi si è immersi e non attraverso parziali immagini viste tramite uno schermo luminoso di pc.
Che cosa sta succedendo alla mia mente?
E all’arte invece?
Che oggetto strano il nostro corpo.
L’arte è proprio bizzarra ultimamente.

Cedric Fargues - It's too hot to sleep

Cedric Fargues – It’s too hot to sleep

Lavorare fa male.

16 settembre 2014

Ovviamente il titolo è molto ironico; questo post vuole fare una summa di tutti quegli insulti, di tutte quelle persone che hanno parlato a vanvera, di tutte quelle azioni che in anni di lavoro ho dovuto subire.
Premessa: ciao, ho 24 anni e da quando ne avevo 18 ho lavorato ogni santo sabato e ogni santa domenica sera in un ristorante. Non uno di quelli stellati, ma in uno dove puoi andare tranquillamente in mise da giornata, senza trucco e un po’ stropicciato. Uno di quei ristoranti dove ci torni volentieri perchè si mangia decentemente e perchè non c’è nessuno che ti giudica: a nessuno importa come ti conci, fa solo piacere che tu venga a mangiare se sei cordiale e simpatico.
In questi anni non ho mai mollato, neanche durante il periodo in cui sono stata molto male fisicamente e psicologicamente, perchè comunque era un diversivo che io avevo e che ho preferito tenere. Durante questi anni non è andato sempre tutto rose e fiori; ho avuto anche momenti in cui avrei voluto arrivare con una tanica di benzina in una mano, nell’altra un accendino e dar fuoco a tutto e tutti, ma con la diplomazia del vaffanculo tutto si è risolto in meglio. Ora che sono ad un passo dalla fine di questa carriera per motivi personali (BAI BAI AUFIDERSEN CIAO CIAO ME NE STO ANDANDO) voglio quindi raccogliere tutti questi anni qui, in questo post. Al contempo spero di divertire, perchè sì, alla fine ci si diverte quando si ripensa a cose idiote, ma anche aprire gli occhi ad alcuni utenti del settore cibario, che pretendono ma in cambio non portano mai rispetto per coloro che lavorano al loro servizio.
In questi anni ho visto di tutto e chi non ha mai fatto un lavoro di questo tipo, a stretto contatto con la gente, penserà “grazie, la scoperta dell’acqua calda!”.
No, ragazzi. No. Non avete ben presente che cosa vuol dire vederne di tutti i colori. Quindi questo post vuole essere anche una sorta di guida per quelli che vanno a mangiare fuori e che non si accorgono che forse chi vi sta servendo è un essere umano, non un automa. Chi vi sta servendo non è stupido e le cose le sa. Chi vi sta servendo ha bisogno di essere richiamato con garbo se dimentica qualcosa.

Cominciamo dunque.

Prima categoria: FAMIGLIE. Salve a tutte, care famiglie. Voi, con tutti i vostri amici, parenti, pargoli, figlioli, zii, cognati, cane, porcello, siete in maniera eguale tutti i benvenuti al ristorante, perchè è bellissimo passare una sera con la famiglia e raccontarsi cose divertenti, o magari anche meno divertenti. Però è bello. Ma, carissimi genitori, se vostro figlio corre in giro comprendete che andrebbe richiamato? Ok, non lo comprendete perchè non lo fate mai. Cerco di spiegare sinteticamente il perchè allora. Mi fa piacere che il pargolo abbia l’argento vivo addosso, che si diverta, che abbia voglia di fare e non sia un ciccobombo svogliato che pensa solo a cibarsi e zero movimento. Però il ristorante non è la palestra e non è il giardino. Nel ristorante ci sono cose molto pericolose con cui il bambino può farsi male; prima di tutto ME. A parte alcune battute idiote sul fatto che questo incipit mi farebbe sembrare una killer di bimbini, seriamente se correndo dovesse scontrarsi con me innanzitutto lui si fa molto male, male che aumenta se dovessi avere in mano un piatto (pieno o vuoto che sia) e dovesse cadermi dalle mani. Non so se mi spiego. Oltretutto ci sono tavoli con spigoli, ci sono coltelli, bicchieri, ci sono altre persone a cui magari vostro figlio che corre avanti e indietro potrebbe dare fastidio. SÌ SIGNORI, EBBENE SÌ. ESISTE ANCHE ALTRA GENTE A QUESTO MONDO E QUEST’ALTRA GENTE HA ALTRE ESIGENZE E ALTRE PREFERENZE E MAGARI A CENA VOLEVA STAR TRANQUILLO, NON RITROVARSI UNA PESTE RUMOROSA CHE CORRE A DESTRA E A MANCA.
Inoltre, prima e unica sottocategoria: bambini che rispondono di merda. Cari genitori, se non volete che i vostri figli prendano sberloni vengano ripresi da altri che sono estranei alla vostra famiglia, direi che è ora di insegnare alcune paroline magiche, come le chiamava mia madre quando io ero piccola, come grazie e per favore. Giuro: non ci fa schifo. Oltretutto, se il cameriere in questione da un consiglio (storia realmente accaduta), come per esempio il non mangiare in giro il ghiacciolo altrimenti si gocciola tutto in giro, sarebbe molto più carino se a vostro figlio insegnaste a dire ok invece che Ah, meglio così, così almeno pulite un po’ di più voi. (MADREDIMERDACOOOOFFF).

Seconda categoria: RAGAZZI TRA I 18 E I 28 ANNI. Ciao ragazzi, come va? No, qui dentro è meglio che non veniate per strafarvi di canne, anche se sinceramente non ho nulla in contrario. Piuttosto prendevate una pizza e ve la mangiavate a casa, da strafatti. No? Ah, no, non si vomita neanche. No, nè nel parcheggio e nè in giro per il pavimento del cesso. No, neanche nel lavandino. Oddio, se state male non è che posso infilarvi un tappo in gola, ma dato che il 99% delle volte in cui ho visto gente stare male è stato a causa di alcol e droga reputo che il vostro vomito ve lo potete tenere nel vostro stomaco, senza che io debba mettere a nudo la mia tremenda emetofobia per causa vostra. Sì, siete in tanti però non è che quando arrivo con una pizza in mano, che scotta e pesa, io devo sgolarmi per capire di chi diamine è. Peggio ancora se siete tutti fuori in allegria a fumare.
Questa categoria di personaggi è forse quella che mi ha fatto lanciare più insulti. Raramente mi è capitato di trovare una compagnia di ragazzi con cui ho lavorato bene; normalmente sono persone moleste, che (storia realmente accaduta) tentano di abbordarmi ubriachi prima facendo gli spacconi davanti agli amici e poi prendendomi in disparte da sola dicendomi dai piccola, ho il porche. Dimmi quando posso passare a prenderti. come se il fatto di avere una macchina costosa possa in qualche modo diventare il tuo trampolino di lancio verso la mia vulva. No. O ancora sono persone stupide, che pensano di prenderti in giro facendo commenti con gli amici, ma poi non sanno che il cameriere ha l’ultimo accesso sul loro cibo prima che questo venga servito. E qui taccio.
I ragazzi sono costantemente certi di farti fesso o di credere che la fanno sempre franca, ma non comprendono che il cameriere sa sempre tutto; è avanti anni luce perchè certe scene le ha già viste e riviste e sa come comportarsi. Ah, sia chiaro che se fosse stato per me, di questa categoria di persone solo in pochi avrebbero potuto rimettere piede nel ristorante, ma io non sono la capa suprema e quindi mi sono limitata a subire tutti i comportamenti di merda e gli atteggiamenti da cafoncelli figli di papi. Se fossi stata libera di espormi avrei preteso rispetto a seguito di pretese di alcuni, di prese per il culo di altri e di alcune facce di merda. Addirittura avrei invitato questi personaggi a non tornare nel caso in cui non ci fosse stato un feedback positivo, ma ripeto: non sono la proprietaria del locale.
Non sto a raccontare tutti gli aneddoti, l’ocaggine di alcune ragazze, la presunzione di alcuni maschi, la stronzaggine di alcuni soggetti; le ho viste tutte queste cose e le ho dovute sopportare. Ho sopportato anche quella che in una sera avrà rotto almeno 5 bicchieri, uno appena arrivata, si è ubriacata come la merda parecchio con la scusa del è il mio compleanno e dopo la torta è salita in piedi sui tavoli, agitando la bottiglia di spumante e spruzzandone il contenuto addosso agli altri suoi compari. Sì, anche questo ho sopportato.

Terza categoria: GLI OVER. Dai, è un modo gentile per dire “gli anzianotti”. Questa categoria è la più variegata e cercherò di spiegarmi nella maniera più esaustiva possibile. Alcune persone anziane hanno vissuto una bellissima vita e quindi non hanno rimorsi o cattiveria in corpo; ridono sempre, fanno un sacco di battutte e mi rendono il lavoro una cosa bellissima e leggera. Anche battute spintissime, come quella volta che (storia realmente accaduta) stavo portando i caffè a due signori sulla 60ina, ma quasi 70ina anche, e chiedo se vogliono magari un digestivo o un amaro. La signora molto cortesemente mi risponde di no e dice che sarebbe meglio una purga, dal tanto che hanno mangiato. Sorrido. Lei guarda il marito e dice qualcosa come madonna, ma va ca pansa ca te vegnu. Ma sa fa a fa i robacc. Sa po nanca videti. (trad: madonna, ma guarda che pancia che ti è venuta. Come si fa a fare le “robacce”. Non si può neanche vederti). Credo di non aver mai riso così tanto. Seriamente. E sono tante le coppie felici che ho trovato, persone serene che vivono la loro vita rilassate.
Poi ci sono i casi disperati. C’è quello che (storia realmente accaduta) ti bestemmia addosso perchè non capisci un cazzo, quando chiedo a un tavolo da quattro e in quattro ti stanno dicendo quattro cose differenti sui caffè che vogliono. C’è quello (no, in realtà è sempre lui, il frustratone) che si fa i cazzacci degli altri e l’ultima volta ha dato delle bastarde, leggete benissimo: delle bastarde!, a delle ragazzine di 12 anni perchè a fine festicciola di compleanno erano piene e non hanno finito di mangiare le loro fette di torta. C’è quello (ragazzi, è sempre lui. Non cambia) che lo fanno accomodare e poi si alza, va in cassa incazzatissimo e chiede al proprietario/cassiere se c’è posto. Alla risposta dubbiosa (e dopo spiegherò il perchè) del primo, che consiglia al tale di chiedere ad un cameriere, questo risponde incazzato no, perchè i camerieri mi hanno fatto sedere di là, ma a me non piace. Vado sopra. NDR: il locale ha due piani. Generalmente solo il piano terra è aperto, ma quando ci sono tavolate con 50/60 persone viene aperta anche la sala sopra e riservata a queste compagnie. Talvolta si usa anche per far sedere tavoli piccoli per via del fatto che magari la sala al pian terreno è al completo e quella sopra no. Ergo, certamente caro che io apro una sala solo per te, perchè a te non piacciono i posti rimasti nella sala al pian terreno. Sì. Ma ora vattene, vattene affanculo. (che brava che mi autocensuro).

Quarta categoria: MA CE LA FAI? Dedicata a tutte le età, questa categoria raccoglie una serie di individui-casiumani che sembrerebbero svantaggiati se si trovassero in un ambiente dove la selezione naturale la farebbe ancora da padrone. NDR: il locale è inizalmente composto da un corridoio che termina da ambedue le parti con due accessi, uno sul parcheggio e l’altro sulla strada. In questo corridoio vi sono svariate porte (cucina, bagni privati del personale, due entrate in sala di cui una principale) e infine la zona del forno e della cassa. Questa zona è separata dalla sala, in quanto vi è un muro continuato, meno che una piccola apertura sulla sala. ERGO chi sta in cassa o al forno (non sto a dire in cucina perchè è ovvio) non vede la sala. Spiegato quindi il perchè della perplessità del cassiere di prima sull’esserci posti o meno: NON LI VEDE. C’È UN MURO. OK? La prima sottocategoria di casi umani sono quelli che entrano da questo corridoio e accedono alla sala dalla seconda apertura, più piccola e che da sul fondo della sala e su un altro forno. Domanda: non noti che non c’è nessuno ad accoglierti e che la cassa è molto più in fondo?
La seconda sottocategoria di casi umani, un po’ meno casi di quelli di prima, sono quelli che arrivano fino in fondo, all’apertura corretta per entrare nella sala. Poi però perdono completamente in un nanosecondo i punti guadagnati arrivando fino a li chiedendo al povero pizzaiolo se ci sono posti. No dico: ma non vedi che c’è un diamine di muro? Come può essere informato il pizzaiolo sulla quantità di gente in sala? Al massimo ti è concessa la domanda a chi posso chiedere per un tavolo, ma non puoi chiedere a chi visibilmente non ha accesso visivo alla sala se c’è un dannato posto. A me sembra una cosa così elementare. O magari sono troppo intelligente io eh. (Sì. Certo.)
La terza sottocategoria di casi umani è quella invece delle persone che stanno fin troppo avanti. Entrano decise in sala e si siedono senza chiedere se il posto è prenotato o meno. Grandissimi. Ma anche no grazie.
La quarta sottocategoria di casi umani è quella comprendente tutta una ampia, vastissima, gamma di età e che pretende di avere il cameriere personale. Mi spiego. Sto mangiando e sono con altre 3/7/10/15/20 persone (non oltre perchè mi rendo conto anche io che comincia a diventare più complicato). Ops, ho finito l’acqua. Chiamo il cameriere e me la faccio riportare. Fatto. Il cameriere torna con l’acqua e il mio vicino gli chiede una birra. Il cameriere torna con la birra e il mio amico davanti gli chiede la coca. NO. NO. Non siete soli. Non siete mannaggiaallamerda da soli in questo porcissimo ristorante. Quando qualcuno deve chiedere altro, chiede prima agli altri, anche per rispetto di chi è con voi e poi si domanda al cameriere cortesemente di fare un bel refill, che sarà contento di fare una strada sola e, così facendo, di non buttare via il tempo per servire anche altre persone che avranno simili esigenze. So che non è difficile e che ce la potete fare tutti. Sono con voi. Perchè, come sopra, EBBENE SÌ, ANCHE IN QUESTO CASO C’È DA FAR NOTARE CHE NON SIETE SOLI E CI SONO ALTRE PERSONE CHE HANNO ALTRE ESIGENZE. Com’è piccolo il mondo eh?
La quinta sottocategoria di casi umani è composta da persone che mi causano sempre molteplici travasi di bile. Ore 20:19: il commensale chiede un tavolo per x persone, viene fatto accomodare e comincia a scrutare il menù. Ore 22:04: il commensale ha appena chiesto il caffè, che quindi potrà consumare e terminare la sua cena. Ore 00:34: il commensale si sta alzando e liberando il tavolo, con la sala attorno ormai sgombra e già riapparecchiata. Non è chiaro che anche chi lavora vorrebbe riposare e mangiare? No? Allora lo spiego adesso. ANCHE CHI LAVORA, CHI VI SERVE, HA VOGLIA DI RIPOSARSI E MANGIARE. FINTANTO CHE IL VOSTRO CULO STA POGGIATO SULLE SEDIE DEL LOCALE, IL PERSONALE DEVE STARE A GIRONZOLARE PER CERCARE DI FAR QUALCOSA DI FATTIBILE PER PASSARE IL TEMPO, IN ATTESA CHE VOI VI LEVIATE DALLE PALLE E CI LASCIATE FINIRE DI LAVARE, SPARECCHIARE, APPARECCHIARE E PULIRE A TERRA. CRISTO.
Vedete, non è così difficile come sembrava. Non dico che se il caffè vi arriva alle 22:07 voi ve ne dovete andare alle 22:08, ma neanche rimanere due ore a chiacchierare, perchè a questo scopo esistono i bar. Quindi potete uscire, sgranchirvi le gambe, fare due bei rutti e recarvi strisciando fino al primo baretto, in maniera tale che potete stare a parlare anche fino alle 3 di notte.
Quando queste cose vengono fatte dai ragazzi giovani mi incazzo ancora di più perchè questi sono lì a tirare l’ora per andare diretti in discoteca. Ora, ipotizziamo che io non fossi una sciancata e sempre stanca, ma essendo giovane magari anche io avrei piacere a uscire e divertirmi dopo il lavoro. Perchè davvero, sinceramente, se tutti se ne andassero entro la mezzora, o esagerando, l’ora dopo aver finito di cenare, io sarei fuori ogni santa volta per mezzanotte. E non sto scherzando. Ma al di là del mio caso scemo, c’è anche tra i colleghi chi ha una famiglia e bimbi piccoli, che vorrebbero poter accompagnare a scuola la mattina o portare al parco nel week-end. Se tu cliente stai fino alle calende greche fai perdere tempo e soldi al proprietario e al personale, che una casa, una famiglia e degli impegni li ha anche lui. Arrivata al limite della tolleranza e della sopportazione degli individui appartenenti a questa sottocategoria di casi umani ho ipotizzato addirittura di mettermi a cercare in lungo e in largo questi, scovarli sul loro posto di lavoro e di disturbarli nella stessa maniera e misura di come loro disturbano me. Probabilmente o sono frustrati o non sanno cos’è il rispetto per gli altri. E questo lo dico perchè purtroppo questa folta categoria è composta sempre dalle stesse solite persone. E come sopra, se il locale fosse mio quattro parole le avrei già dette, ma io non ho poteri, ergo me ne sto buona buona e subisco anche questo.

Penso (e spero) di aver concluso questo piccolo mio sfogo finale.
In realtà una persona, arrivata a leggere qui, comincia a pensare che il cameriere sia il lavoro più brutto del mondo, ma posso assicurare che non è così. Certo, ci sono le persone maleducate, cafone, stupide e ignoranti, che non portano rispetto nè per il lavoro altrui nè per la persona che sta dietro alla figura del lavoratore in sè per sè. Ma ci sono anche quelle buone, quelle simpatiche e che ti strappano sempre un sorriso. Sono quelle persone che quando le vedi entrare nel locale sei felice perchè pensi che finalmente potrai soddisfare una persona e che quando avrà finito e se ne andrà sarà felice e con la pancia piena. Ci sono quelle persone che hanno voglia di ridere o di raccontare cose divertenti, ci sono persone che ti portano rispetto e ci sono persone che vogliono farti sentire partecipe del loro divertimento e della loro serata. Ci sono persone che non ti considerano il cameriere, lo sguattero, bensì qualcuno con cui divertirsi e passare un’ottima serata in compagnia. Ci sono persone che si affezionano a te, e viceversa, e che hanno voglia di parlarti e di raccontarti cose. Ogni tanto mi sento anche un po’ un barista di quelli dei film americani, dove la gente si siede e si confida, chiacchiera e cerca conforto; lavando i bicchieri dopo un certo orario, rimango ferma nello stesso punto per molto tempo, un posto dove c’è una sorta di apertura verso la sala e la gente passando si ferma a parlare e scambiare quattro parole. Queste persone, forse agevolate dal fatto che ci sono solo io e che non possono essere sentite da altri, si sono anche aperte e mi hanno chiesto consigli o semplicemente raccontato storie.
Mi è piaciuto lavorare così in questi anni perchè penso che solo in questa maniera ho potuto maturare una certa coscienza negli anni, una consapevolezza di che cosa è davvero il rispetto e come si fa a essere rispettosi verso gli altri. Solo tramite il contatto continuo con le persone mi ha permesso di capire dove finisce la distanza e quando davvero due persone entrano in contatto profondo. E di quanto anche alcuni soggetti non hanno ben presente questi limiti e queste modalità di convivenza comune. Alla fine è una parte della mia vita che cessa di essere routinario e diventa caotico, se vogliamo proprio parafrasare. Ho passato una gran parte dei weekend della mia vita con le persone che chiamo colleghi e non vederle più sicuramente sarà strano, soprattutto per i primi weekend. Magari troverò un altro lavoro, magari mi accetteranno in un altro ristorante, o semplicemente la mia vita non andrà così bene come preventivato e tornerò a chiedere li, nello stesso posto. Chi lo sa. Per ora di certo c’è solo il passato e quello che è stato fino ad oggi mi è servito. Il futuro chi lo sa.
(:
E ricordatevi di non rompere i coglioni al cameriere, se no vi tira un piatto in faccia essere scortesi con gli altri che lavorano al vostro servizio, se questi vi offrono un servizio buono e rispettoso nei vostri di confronti. Non fate mai calpestare i vostri diritti, nè nella vita nè sul posto di lavoro, e tanto meno non calpestate quelli degli altri.

E. Manet - Il bar delle  Folies-Bergère

E. Manet – Il bar delle Folies-Bergère

10 aprile 2014

Noi abbiamo bisogno di quello spazio che c’è solitamente tra la terra e il cielo. Sentiamo una pulsione che, lentamente, cresce all’interno delle nostre viscere e chissà da dove parte e dove arriva non si sa. Cerchiamo irrimediabilmente di lasciarla correre, eppure non è sempre così; lasciamo che il tempo si trovi e cerchiamo di captare ogni singola brezza lasciata dal mondo che gira a una velocità assurda, che più di così veramente non si può. Solo sugli altri pianeti.
E quindi ci trovammo a saltare per evitare di cadere giù, che chissà poi cosa ci si farebbe, a cadere. Non avendo mai provato non possiamo sapere; probabilmente ci si bagnerebbe un poco, ma poi ci si rialzerebbe e nient’altro. Ma al di là di queste considerazioni e lungaggini, saltiamo. Respiriamo saltando. E poi ridiamo tantissimo, perchè stiamo bene e siamo senza problemi, senza pensieri che oscurano e otturano la mente e non permettono il lieve procedere delle ore diurne e notturne. Ridiamo, sì. Perchè probabilmente è per questo che siamo stati creati, perchè tutto il resto mi sembrerebbe fin troppo pretenzioso e altolocato. Ho smesso di credere in un mondo dove serve pensare per capire e tutto il resto sembra assurdamente chiaro per non essere già stato compreso; quindi mi soffermo a saltare e ridere, e tutto ciò che mi circonda non può che essere fantasticamente disposto nello spazio che mi circonda.
“Tutto il mondo è un splendido libro aperto che mi sorride in un linguaggio sconosciuto” Pessoa.

Kacper Kowalski - Plus Minus

Kacper Kowalski – Plus Minus

Simon says

18 settembre 2013

E se un giorno, camminando, scoprissimo che il terreno è fatto di illusioni e menzogne?
E se ci si svegliasse da un sogno in un sogno?
E se le persone intorno a me fossero prodotti della mente che, stanca di collaborare, decide di pensare?
E se la realtà fosse un concetto relativo? E poi, nella realtà delle realtà relative è tutto oggettivo?
E se smettessi di sognare di cadere, per cadere davvero?
E se dovessi cadere, in quale delle due realtà cadrei?
E se tutto questo che per me è certo e senza dubbio fosse un falso, totalmente costruito ad hoc dalla mia mente?
E se tu fossi un miraggio e, di conseguenza abbracciandoti mi sfuggi?
E se mi sgretolarsi al sole e al cielo azzurro come statua di sabbia?

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Matt Hill

Posso con un sol dito
toccare l’odore dei petali in giardino
e pensare che non sia del tutto sbagliato
riporre fiducia nella crescita dei capelli
quando questi sono stati
troppo a lungo senza le tue mani.
è in quel frangente che mi sovviene,
correggimi se sbaglio,
che non c’è stato nessun momento in cui
non abbia pensato.

Se esistesse un perchè
potrei comprendere e mistificare,
giacere lì a terra e non alzarmi.
ma io non lo so.
e mi tengo le mie piccole verità senza riscontri
e poi niente, mi alzo.

Adesso andiamo che probabilmente è meglio così,
senza troppe domande da porre ai nostri sorrisi
cercando di restare
con i piedi sollevati da terra
e di non tornarci più. lì.

Facundo Pires

Facundo Pires

L’Eterna

8 agosto 2013

Ultima spiaggia.
Ruota di scorta.
Ultima scelta.
Scartata.
Rimandata.
Non desiderata.

Akos Major

Akos Major

Veglie

22 maggio 2013

Momenti di respiro si intrecciano
come nuvole in un cielo
e le bocche sembrano volersi allontanare dai pensieri
perché ogni cosa assume una conformazione devastata.
ogni lembo di pelle sembra volersi strappare per urlare
che non c’è
non c’è tempo per tutto questo.
mille paure attraversano i piedi
che sembrano raschiare il suolo
ruvido e sporco
senza riuscire a tornare a casa
senza più ricordarsi cos’è casa.
il mondo non conserva le bellezze
e io che impotente osservo tutto questo
che evapora senza che gliene importi qualcosa
rimango qui seduta a riflettere su tutto quello che certamente non ci sarà.
un giorno che non ci sarà.
Ma per una volta voglio che un giorno c’è.
Ed era la brezza, la stanchezza e la notte
i baci rubati sotto la luna piena e le mille luci.
erano le carezze e le promesse di giorni migliori, erano i momenti che mai e poi mai dimenticherò.
era quel bagliore che avevi negli occhi e quella voglia di scoprire e perdonare.
erano i tramonti, i Suoi tramonti perfetti che ti si stampavano sul volto e la voglia di succhiarteli via per catturare le essenze di entrambi.
erano le mani che intrecciavano le dita mentre tutto il mondo ci passava attorno e la bellezza faceva da cornice alle parole rubate.

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Tim Davis

starvation

26 aprile 2013

E risaneremo i nostri corpi di tutto ciò che non ci siamo mai fatti in questi anni. E sarà la fine delle carestie. E ripartiremo da zero per incontrare ogni realtà a noi disconnessa. E saranno notti e nuove visioni, nuove visuali, nuovi incontri.

Myou Ho Lee

Myou Ho Lee

Solitudini rosee moltiplicate per corse frenetiche senza mete. Integriamo il soggetto in uno spazio tempo non ben precisato e otteniamo una funzione rappresentata da una vita in cambiamento. Sottraiamo la distanza al cammino per poi sommarvici la penetrazione degli sguardi carichi di cielo. Eguagliamo il tutto ad una sola cosa: la felicità estemporanea e avulsa dal contesto. Togliamo le aspettative e carichiamo di emozioni le rappresentazioni mentali, nonostante dovremo poi separarle dalla verità; prendiamo un mezzo di queste emozioni e moltiplichiamolo per il coefficiente di assenza, per poi venire azzerato dalla funzione esponenziale coinvolgente la dimensione tattile-cinetica del rapporto a stretto contatto. Come parametro di eguaglianza utilizziamo il calore al tempo in cui le due parti entrano in contatto per il 50%.
Otteniamo una reazione del tutto interessante, priva di ogni logica e fuori da ogni schema scientifico. Otteniamo tutto ciò che la scienza non riesce a spiegarsi e a spiegare. Otteniamo tutto ciò di cui nella realtà più marcia abbiamo bisogno.

Un attimo prima

24 febbraio 2013

Candore e poi le mani
le mani che si incrociano.
Tutto si interrompe
ma il mondo non finisce
e gli sguardi che sembrano rendere l’aria
spessa come il fumo tutto attorno.
Silenzio.
profumi lontani si avvicinano
e la carne è così debole
e tutto sembra sfocato.
respiri caldi come la sabbia
si fondono con le mani
che lentamente avvicinano,
portano allo scoperto
tutto ció che non era da capire
e guidano gli occhi che non servono più
verso l’atteso inaspettato
verso l’angolo di infinito che possiamo ricreare.

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Alfred Eisenstaedt