La velocità con cui si percepisce l’infinito tende ad essere necessariamente surclassata quando invece a parlare sono le mani, quelle che stanno volando nell’aria umida. Non è necessario spiegare cosa serve per essere dissociati da una civiltà in cui si è considerati in base alla quantità di suppellettili che il nostro organismo dispone. Siamo anime dalla pelle che si sgretola come l’amore che pervade le stanze senza finestre e rompe il muro della noncuranza. Siamo organi che pulsano sotto lo stimolo continuo dei passi del tempo che sopraggiunge attorno alla città dei nostri pensieri, con i palazzi che crescono come alberi di carta.
E la calma apparente è tutto ció di cui non abbiamo bisogno, perché per sopravvivere nasce tutto un po’ così, senza troppe pretese. Anche se poi le pretese, le ha.
Abbiamo tutti indistintamente bisogno di correre e quando non corriamo ci fermiamo e non riflettiamo, non riflettiamo perchè non abbiamo problemi da risolvere. Abbiamo tutti bisogno di correre.

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Terminare

22 dicembre 2012

Era più o meno così che mi aspettavo la fine del mondo: immersa nel nulla che la nebbia crea, guidando un’auto che sembra dissolversi e ascoltando musica più o meno casuale. Mi aspettavo che lentamente ogni cellula del mio corpo si dissolvesse in particelle sempre più piccole lasciando l’anima sospesa per quell’attimo, per poi dissolversi anch’essa e perdersi nel nulla. Nel buio.
Me lo immaginavo così. Ma così non è successo.
È successo che sono tornata a casa e ora sono qui a scrivere. Niente.
Perchè in fondo la mia più grossa paura non è quella di dovermene andare, quanto quella di dover restare.

Maurizio Nannucci

Maurizio Nannucci

umor vitreo

2 dicembre 2012

io non sono intelligente
io non sono brillante
io non sono geniale
io non sono sapiente
io non sono pacata
io non sono riflessiva
io non sono fortunata
io non sono bella
io non sono apprezzata
io non sono apprezzabile
io non sono socievole
io non sono cresciuta
io non sono matura
io non sono trattabile
io non sono semplice
io non sono forte
io non sono richiesta
io non sono ricercata
io non sono morta
io non sono tranquilla
io non sono gentile
io non sono versatile
io non sono esigente
io non sono esuberante
io non sono simpatica
io non sono vanitosa
io non sono catalogabile
io non sono schematica
io non sono ordinata
io non sono precisa
io non sono prevedibile
io non sono espansiva
io non sono laconica
io non sono pressapochista
io non sono esibizionista
io non sono viziata
io non sono preponderante
io non sono vanesia
io non sono saccente
io non sono viva.
io non sono ciò che tu credi che io sia. non lo sono e smettila di pensarlo.

Dan Mountford

Dan Mountford

Oggigiorno

29 novembre 2012

Quando il cielo  plumbeo e  basso grava come un coperchio
sullo spirito gemente in preda a lunghi affanni,
e abbracciando l’intero cerchio dell’orizzonte
versa in noi un giorno nero più triste della notte;

quando la terra è mutata in un’umida prigione,
dove la Speranza, come un pipistrello,
va battendo contro i muri la sua timida ala
e picchia la testa su soffitti marci;

quando la pioggia spandendo le sue immense strisce
imita le sbarre di un’enorme prigione,
e un popolo muto d’infami ragni
tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli,

delle campane all’improvviso sobbalzano con furia
e lanciano verso il cielo un urlo spaventoso,
come spiriti erranti e senza patria
che si mettono a gemere ostinatamente.

− E lunghi  funebri  cortei, senza  tamburi né  musica,
sfilano lentamente nella mia anima;  la Speranza,
vinta,  piange; e l’atroce Angoscia, dispotica,
pianta sul mio cranio inclinato il suo nero vessillo.

C. Baudelaire

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Le reazioni.

18 novembre 2012

Ammetto di non aver mai parlato della mia vita privata, non in modo chiaro ed esplicito. Non credo sia significativo conoscere dettagli di giornate in cui si passa dall’imbecillità all’ansia in un modo così semplice e rapido che spaventa e stupisce; eppure ci sono cose che mi fanno riflettere. Come ovvio che sia.
Da qualche tempo a questa parte mi sono ritrovata ingarbugliata in una sorta di rete e sto facendo piuttosto fatica ad uscirne. Ecco, diciamo che la vita dentro questa rete non è impossibile, dato che le maglie sono ampie e posso tranquillamente vedere oltre e procedere, ma ogni tanto inciampo, mi ingarbuglio ulteriormente, mi incastro, mi faccio del male… Insomma: è una situazione piuttosto fastidiosa. Da un anno e poco più, circa, a questa parte mi sono ritrovata ad avere paura di tutto, a partire dalle cose più semplici come prendersi una pizza fuori per finire con il non essere in grado di affrontare anche brevi viaggi su mezzi pubblici. Queste paure ogni tanto vengono giustificate da strane reazioni del mio corpo, contrarie alla mia volontà, come iperventilazione, tachicardia, nausea e conati di vomito, debolezza. E ogni tanto no. E le volte in cui le paure non vengono giustificate sono statisticamente molte di più rispetto a quelle in cui invece mi ritrovo a voler morire seduta stante; nonostante però la matematica metta in risalto delle lampanti discordanze con i miei timori, mi riesce veramente difficile ritrovarmi ad affrontare nuovamente situazioni che hanno magari dato origine a quella serie di reazioni corporali negative.
A detta di chi ne capisce, tutte le paure sono semplicemente una conseguenza di un evento, L’EVENTO, in cui ho avuto per la prima volta le “manifestazioni negative” (le chiamerò così, anche se più precisamente prendono il nome di attacchi di panico), scaturito a sua volta non da una serie di miei pensieri ansiosi o degenerati, bensì da un accumularsi di stress e insoddisfazioni che, come un carro armato, hanno visto bene di sfondare la barriera delle mie sicurezze nel giro di un minuto e rendermi una sorta di schifo umano che vaga in base a ciò che riesce a sostenere e ciò che invece non riuscirebbe. Ebbene sì: io ormai mi ritrovo a ragionare per periodi ipotetici.
“Se prendessi il treno delle x? Dovrei prendere la metro in orari di punta e potrei non sentirmi a mio agio e avere le mie “manifestazioni negative” e sinceramente vorrei evitare di vomitare in metropolitana”.
Poi penso a tutte le cose accadute per via del mio sentirmi a poco agio nel mondo normale, e penso a ciò che ho perso. E tutto ciò che ho perso non vale nulla, nulla di nulla, se messo a confronto di ciò che ho “trovato”.
Ho trovato persone che sanno capirmi e comprendermi davvero, perdendo quelle che non hanno compreso.
Ho trovato una persona, LA persona, che più di tutti ha saputo lenire ogni mio dolore, ha saputo e sa ascoltare tutti i miei problemi, ma anche tutto ciò che di bello ho da raccontare. Gioisce con me quando non vengo colta da “manifestazioni negative”, mi lascia piangere consolandomi quando non proprio tutto va per il verso giusto. E al contempo mi stimola. Ha vissuto con me parecchi dei momenti negativi e soprattutto IL PRIMO attacco di panico, lui c’era. E da li c’è sempre stato.
Ho trovato lo stimolo di sfidare me stessa e le mie paure, cercando di non abbattermi quando succede, perchè in fondo succede. Settimana scorsa, ad esempio, mentre affrontavo le mie 20mila fermate di metropolitana giornaliera, o almeno ci provavo, ho dovuto scendere a metà tragitto, ricompormi, calmarmi e spiegarmi che in fondo era il metodo più rapido e meno stancante per viaggiare; mentre qualche giorno fa ho affrontato un viaggio su di un treno stipatissimo senza nausea, senza tachicardia, senza iperventilazione. E quando succedono queste cose mi sento un po’ meno menomata, perchè penso che allora ho ancora qualche specie di controllo sulla mia mente e sul mio corpo.
Ho trovato, o almeno sto cercando di trovare, nuove dimensioni in cui stare. Sto cercando di capire me stessa e i miei limiti, quelli veri, per non superarli più, per rispettarmi e per amarmi un po’. Sto trovando il rispetto per me stessa, e non il ricatto per obbligarmi a fare cose che in realtà sono il male.
Ho ritrovato la passione per le cose, quella vera, e non l’ostentazione.
Ho trovato l’amore, nonostante tutto. E non aiuta. Almeno, non aiuta con le mie “manifestazioni negative”. Ma almeno posso sentirmi felice e sicura in determinati momenti e frangenti.
Ho trovato che non sempre si può essere padroni della situazione, ma è in quel momento che bisogna cercare di rovesciare la sorte.

Siate un po’ comprensivi nei miei confronti: se rifiuto un’uscita non mi state sulle palle. Semplicemente me la faccio sotto.

René Magritte – Personnage Meditant Sur La Folie

Cazzate

24 ottobre 2012

Leggende antiche narrano che la notte sia fatta per dormire.

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Giustificazioni?

21 ottobre 2012

Ho lasciato che io stessa trascurassi il mio eterno amore per un tempo indefinito. Ho lasciato che un turbinio di emozioni negative mi prendesse e non mi lasciasse lo spazio per pensare, se non al negativo stesso.
Giunta fino a qui, fino a questo punto di non conoscenza abissale, mi rendo conto di dovermi scusare con lei, la mia ragione di vita, il mio unico scopo e la mia continua fonte di bellezza: l’arte. L’ho maltrattata, trascurata, strascicata, sottovalutata, rimandata e demotivata. E come ogni amante che smette di mostrare l’affetto che prova nei confronti del proprio compagno, mi sono sorbita le conseguenze di un amore trascurato; le lunghe rimostranze nei miei confronti non saranno mai abbastanza, perchè mi merito ogni sottolineatura della mia superficialità che essa, l’arte, ha da farmi notare.
Vorrei semplicemente poter tornare ad annusare le tele senza alcun tipo di paura, percepire i cambiamenti della pesantezza dell’aria al cambio delle epoche e degli stili.
Voglio riuscire ad annullare tutte le mie futili paure, le mie ansie e i miei timori; voglio farlo perchè voglio continuare a conoscere e voglio vivere di conoscenza. Voglio che l’arte torni vicina a me, fedele compagna di vita che mai mi ha abbandonata, a differenza mia. Voglio consolidare questo matrimonio e voglio che tutto sia così lieve e impalpabile che sembra impregnare gli atomi nell’atmosfera circostante.
Voglio tornare a dialogare con l’arte.

Ultimamente ho voluto reincontrare l’arte nelle modalità più insolite; nonostante il nome di Magritte rimanga impresso su di me, sto tentando di approfondire quella che è l’arte sviluppata da artisti odierni, contemporanei e “minori”. Ogni immagine posta alla fine dei miei pensieri è sempre di uno di questi artisti. Probabilmente farei buona cosa se scrivessi il nome ogni volta, così da poter condividere le mie scoperte. E se per qualcuno scoperte non sono: tanto meglio. Significa che l’artista in questione ha già la notorietà meritata.
Ogni qual volta io capti qualcosa di innovativo, seppur nella sua semplicità, tento di archiviarlo in una numerosa raccolta di nomi e opere per potermi ricordare e poterlo ritrovare quando serve.
Ciò che ultimamente sto cercando e trovando sono quadri che, seppur figli di un astrattismo europeo o americano degli anni 50, vogliono porre nuove luci sul termine e sull’interpretazione stessa dell’astrattismo; non sono più quadri da manuale, come potevano essere dei Kandinskij, bensì opere che lasciano lo spettatore perplesso per le forme stranamente antropologiche a cui rimandano. Sembra che l’artista voglia dirgli dove ubicare i suoi pensieri, seppur lasciando la sua mente libera di creare dei livelli sull’immagine, facendola diventare un ibrido tra un incipit dell’autore e la storia ricavata dallo spettatore. Spettatore allora non è la parola più esatta da utilizzare, in quanto non è più personaggio passivo che osserva, ma crea su di essa ed elabora.
Non che io abbia mai sostenuto l’esattezza del termine “spettatore”. No, io non credo che si sia mai spettatori di fronte ad un qualunque aggregato artistico, perchè in qualche modo ogni opera è frutto sia della mente dell’artista che la propone, ma anche di vezzose modifiche apportate da chi osserva e medita a riguardo.
Consideriamo che l’arte comunque è un mezzo di comunicazione, la quale viene instaurata solamente se dall’altra parte vi è un ricevente che ha captato il messaggio e che vuole rispondere ad esso, proprio come in una comunicazione verbale tra due persone: una persona emette dei suoni che, attraversando un canale di comunicazione, raggiungono un’altra persona. Le difficoltà ci sono, perchè se l’altra persona non è in grado di decifrare i suoni, vuoi per la diversità della lingua o perchè il canale di comunicazione è inadatto, non è neanche in grado di emettere dei suoni che siano una valida risposta a quelli ricevuti. Anche l’interesse gioca un ruolo importante nei confronti della risposta, poichè se il ricevente non conosce o non è interessato agli argomenti di discussione presi in considerazione dal mittente, può darsi che darà risposte banali o non risponderà neanche.
La semplicità allora di queste opere bivalenti, forse, è proprio il fatto che fungendo da matrice per il pensare dell’osservatore sia difficile non disporre delle qualità per poter completare il quadro; in fondo, siamo tutti dotati di fantasia, no?

Vangel Naumovski

Simon Kenny

Jennifer Coates

Adolfo Bimer

elisioni

8 ottobre 2012

io muoio in te.

Autofraintendimento

2 ottobre 2012

charlie. Concentrati sull’obiettivo e non farti distrarre. Sii un minimo adulta e affronta le cose con maturità. Cerca di separare l’ovvio dallo stupido. Cerca di impegnare la mente su ciò che serve realmente e non lasciare spazio alle piccole stronzate, quelle che come un tarlo in un bosco, demoliscono la struttura dall’interno.
charlie, sii obiettiva: questo è e non può essere diversamente. Se così non fosse, la tracotanza di bile non credo sarebbe abbastanza. E poi, su, charlie, non sei pulita pure tu. Non credi? Il passato divora tutti, benomale, chi più chi meno.
charlie, non essere cretina. Le vibrazioni sono palpabili. Ma non vedi che subito ci si accorge? Non può essere che debbano esserci stupide briciole di tua vanità che riescano a mandare tutto a troie. Tranquillizzati e cerca di non pensare a stupidate. Evita di essere avventata e usa il tatto, che ti esce bene. Dai, l’hai detto tu stessa che incazzarsi non serve a nulla. E poi, per cosa scusa? charlie, su dai. Piantala di lagnarti come una bimbetta.

C’è sempre un motivo. Anche per non aver motivi.

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